I migliori padri di tutti i tempi

Date
Nov, 21, 2019

Ci sono cose che solo chi ha due bambini in casa può capire. Per tutti gli altri, qualunque cosa sembra un’esagerazione, come quando dico che mi fa male la schiena.
– Come stanno i bambini? – mi chiedono.
– Loro bene, io ho la schiena rotta!
– Eeeeeh che esagerato!

E no signori, chi è papà lo sa bene.
Non so se sia successo anche a voi, ma una tra le mansioni più usuranti quando hai due bambini in casa è raccogliere cose da terra. É un lavoro.
Passo le ore piegato a pochi centimetri dal pavimento.

Funziona così: i bambini portano una scatola di giochi in salotto e lì la svuotano completamente. Dopo cinque minuti, si stufano e prendono un’altra scatola. Vanno avanti così fino a quando non finiscono le scatole. Conclusione: a casa mia il pavimento è lastricato di oggetti di tutti i tipi dalla mattina alla sera. Animali finti, lego, orsetti, aeroplani, macchinine, dinosauri, animali veri (l’altra sera è entrata una rana).

Oh bambini, la regola è che quando si finisce di giocare, si rimettono a posto tutti i giochi!
Sì, va beh, come no. Mi piegherò almeno dodicimila volte al giorno perché, dopo che ho riordinato, in un secondo torna tutto come prima.
Senza contare quando quei due si alleano per un obiettivo comune. Una associazione a delinquere.

Un giorno hanno svuotato la dispensa della cucina e nascosto tutto in cameretta. Me ne sono accorto perché correvano su per le scale con le mani piene di roba, e la risata isterica di Joker. Ancora oggi tra i calzini di Ludovico si rischia di trovare pacchi di riso o scatolette di tonno. Insomma, passo metà della mia giornata a raccogliere oggetti da terra e l’altra metà a scovare tesori nascosti. Una vita da mediano, a recuperare palloni e non solo quelli. Ma non che poi vinci i mondiali, non si vince niente.

La verità è che mi lamento, ma senza i miei bambini non sarei ciò che sono. Che potrei fare senza? Anzi, per assurdo, ho come la sensazione che ci siano sempre stati, come il cielo, la terra, la notte, il mare.
E mi chiedo anche come sia possibile: ma voi due, dove eravate prima?
– Prima di cosa, papà?
– Niente Leo, lascia stare. Hai fatto i compiti?
– No…
– Dai, facciamoli insieme.

i migliori padri di tutti i tempi

Quando io ero piccolo era tutto diverso. Il papà non doveva essere disturbato. Ora invece, anche se sto dormendo, mi saltano sulla pancia perché vogliono giocare.

Mio padre non mi ha mai aiutato a fare i compiti. E non credo abbia mai nemmeno cambiato un pannolino, o fatto il drago di Komodo al parco, producendo versi come un cane col mal di pancia, accucciato per terra, con le mamme degli altri bambini che guardano.
Io cerco di dirglielo: Leo, ti prego, mi vergogno.
E lui niente, rimane inflessibile.
– Fai il drago!

Cambiamo pannolini, facciamo da mangiare e raccogliamo cose da terra – e non solo quelle. I padri di una volta tutte queste cose non le facevano semplicemente perché non era il loro ruolo. Noi per fortuna siamo rinsaviti. Ci siamo evoluti… Evviva!

E sì, perché i figli si fanno in due, ma forse non tutti lo sanno. Che assurda sarebbe sembrata al tempo la mia eterna guerra contro i fasciatoi sessisti! Ci avete mai fatto caso? Li mettono sempre e solo nel bagno delle donne. Ma perché? Così, mentre sei li che armeggi con salviette e pannolini, e cerchi di sporcarti di merda il meno possibile, devi pure chiedere scusa a chiunque entri.

Il papà un tempo faceva solo due cose: andava al lavoro e tornava dal lavoro, stop. Quello era il suo dovere.

E dopo che era ritornato, a cena, litigava con il telegiornale. Il televisore era in bianco e nero, non c’era il telecomando e se volevi cambiare canale dovevi alzarti a spostare una manopola: primo, secondo, Svizzera, e Capodistria, come nei ristoranti dei cinesi a 9,90€ tutto compreso.
Tanto non cambiava mai nessuno. Il muro di Berlino era ancora in piedi e pure le torri gemelle erano ancora in piedi. Poi il muro di Berlino è crollato e pure le torri gemelle.
Forse è questo il punto, siamo una generazione cresciuta sulle macerie. Abbiamo dovuto trovare una soluzione per forza.

A Natale ci trasferivamo a casa dei nonni. 200km da percorrere lungo le campagne, che erano eterni. Statale tutta diritta e mio padre, alla guida di una Simca 1000, teneva il volante con una mano e fumava una sigaretta dietro l’altra.
– Ma papà, ancora????
– L’ultima – rispondeva lui – Però… apro il finestrino.
Apriva il finestrino e accendeva. E non si poteva protestare. Cose che se le fai adesso ti arrestano all’istante!

In macchina sul sedile posteriore c’era sempre una coperta per non rovinare i sedili. Guai a toglierla. I sedili della Simca 1000 color acqua marina, quelli sì che erano importanti. Che coerenza spettacolare. Parcheggiava, poi scendeva, si metteva sotto braccio l’autoradio – un mattone rettangolare da un chilo e sei – e chiudeva le portiere abbassando il nottolino.

Ricordo che ci continuava a ripetere quanto era bella la nostra vita e quanto eravamo fortunati, che una volta era tutto diverso. Erano gli anni cinquanta, appena finita la guerra, Calamandrei insieme ad altri luminari avevano appena scritto la Costituzione Italiana e mancava da mangiare. Ma quando un genitore decideva per te c’era poco da fare. Ci raccontava sempre della sua infanzia passata in collegio. Una storia che avrò sentito mille volte. C’erano file per lavarsi, file per mangiare e file per andare a dormire, i letti erano tutti vicini e tutti in una stanza enorme.

Mio padre diceva che non parlava con nessuno, piangeva e la sua mamma non andava a trovarlo nemmeno una volta al mese.
I bambini non avevano opinioni o idee, erano bambini e basta.
Una volta gli chiesi: “ma non avevi amici?”
Nessuno. Per forza poi fumava in macchina.
E cosa altro avrebbe potuto fare?

Ma tutto sommato, la mia infanzia è stata bella. I miei genitori hanno fatto il massimo per darmi tutto ciò di cui avevo bisogno. Non avevano molto, ma è sempre bastato.

Abitavamo in case popolari di un quartiere popolare, le vacanze le facevamo tutti gli anni sempre nello stesso posto. Mio padre si ammazzava di straordinari e mia madre invece faceva il possibile per rendere la nostra vita diversa da quella della generazione precedente, lasciandomi episodi che rimarranno indelebili nella mia memoria. Piccole cose come il polpettone con le patate alla domenica o le cene chiassose dell’ultimo del’anno, le feste di compleanno e le pizzate del sabato sera. Quando sei bambino pensi che quella condizione duri in eterno e che non possa cambiare mai. Tutti siamo stati bambini, e chi più e chi meno, siamo stati tutti figli, prima di essere genitori.

Se dentro ogni anziano c’è un bambino ferito che si chiede cosa cazzo sia successo, la verità è che qualsiasi età noi abbiamo e qualsiasi sia il percorso che abbiamo fatto, rimaniamo sempre tutti figli.
Figli per sempre.

– Allora Leo? Questi compiti?
– Sì, ma solo quando hai finito di scrivere.
– Finito adesso. Apri il quaderno… fammi vedere, dunque qui c’è scritto: 100 + 100. Quanto fa?
– Mmmm… 102!

Max Rotti

Max Rotti

Già padre di una splendida adolescente, alla veneranda età di 45 anni sono diventato ancora papà, e poi ancora, di due simpatici maschietti. E ho impostato la mia vita in modo da dedicargli del tempo. Molto tempo per andare a spasso... a spasso con papà.

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