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NICOLA ED IL SUO BILINGUISMO CONSECUTIVO

Bilinguismo

Io e mio marito viviamo in Francia da ormai 4 anni e a Settembre 2018 è arrivato il momento che attendevamo tutti con un misto di paura ed euforia: nostro figlio Nicola ha iniziato l’école maternelle.

L’école maternelle

Prima di quel momento ho sempre badato io a lui ed in famiglia ci siamo sempre rivolti l’uno all’altro esclusivamente in italiano, la nostra lingua madre comune. In tutto questo, abbiamo sempre cercato di farlo socializzare il più possibile con i bimbi francesi portandolo quasi giornalmente a giocare all’aperto (il clima della costa azzurra ci ha aiutato molto in questo, lo ammetto) , facendogli guardare i cartoni animati in francese e cercando di trasmettergli un minimo di vocabolario di base anche nella nuova lingua. Lui ha sempre dimostrato curiosità ed interesse nell’apprendere cose nuove, quindi spesso prima di iniziare la maternelle mi ha tempestato di domande del tipo “come si dice macchina in francese? …e dinosauro? Ma io quanti anni ho in francese?” … eppure…

Bilinguismo

Eppure, arrivato il 3 Settembre io me la facevo letteralmente sotto. Non solo perché temevo che dopo tre anni e mezzo passati con me potesse andare in crisi, ma anche perché avevo paura che non riuscisse a comprendere la maestra, i compagni, che non riuscisse ad esternare i proprio bisogni. In effetti i primi giorni sono stati difficili, più difficili di quel che già sono per tutti i bimbi che entrano per la prima volta a scuola.

Non vi nascondo l’angoscia che ogni mattina provavo nell’accompagnarlo, sapendo che avrebbe dovuto affrontare delle difficoltà in più rispetto ai suoi compagni.
Però anche noi, dopo poco , abbiamo visto avvenire il piccolo miracolo di cui molti amici ci avevano parlato.
Sin dai primi giorni di scuola Nicola ha dimostrato di aver capito di essere in un ambiente dove l’italiano non veniva compreso da nessuno, e quindi ha iniziato ad interagire usando gli strumenti che aveva a disposizione: parole sparse e gesti, da perfetto italiano! Sarò sincera, la parola che più utilizzava a dire della maestra, era “maison”. Voleva disperatamente tornare a casa, questo è chiaro…

Tuttavia con coraggio ogni mattina abbiamo riprovato senza arrenderci, lui con il suo grembiulino verde (come Hulk, che è fortissimo) giorno dopo giorno è tornato a casa sempre meno triste. Sempre più tranquillo.

 

Bilinguismo

Siamo solo a Gennaio e Nicola comprende molto meglio le indicazioni della maestra, si esprime già con piccole frasi e canta canzoncine graziosissime facendoci scendere le lacrime dal ridere e dalla commozione. Scandisce alla perfezione parole che io e mio marito non conoscevamo nemmeno e di tanto in tanto ci corregge, il saputello! La sua pronuncia lascia sbalorditi noi genitori che invece fatichiamo ad imitare i suoni nasali francesi. Questo perché come mi ha spiegato Wanda, un’amica linguista, all’incirca fino ai 14 anni il cervello ci permette di imparare a livello “madrelingua”, quindi con l’accento perfettamente corretto.
A volte si rivolge a me in Francese, e mi chiama “maman” per farmi i dispetti.
Spesso quando non conosce qualche termine inventa parole che non esistono aggiungendo o togliendo lettere ai vocaboli italiani, facendomi ridere da morire… perché anche io mi sono trovata a farlo certe volte!

Bilinguismo

Lungo la strada per andare all’asilo non si piange più, anzi si canta la filastrocca dei giorni della settimana, si elencano i nomi di tutti i “petits verts” (i suoi compagni di classe) e ci si accorda sulla merenda che gli devo preparare per il pomeriggio.

Facendo qualche ricerca ho scoperto che il bilinguismo di Nicola si chiama “consecutivo”, perché la seconda lingua che sta apprendendo è giunta realmente nella sua vita solo dopo la prima. Da quel che emerge dal recente studio condotto dal MIT e dall’Università di Harvard pubblicato su Cognition, fino ai 18 anni non facciamo nessuna fatica ad apprendere più idiomi. Anzi, questo “esercizio” permette di essere facilitati anche in futuro nell’apprendimento di nuove lingue, come se il cervello sviluppasse ed allenasse un’abilità speciale. Occorre però iniziare ad applicarsi prima dei 10 anni: in caso contrario, non si avrebbe tempo a sufficienza per approfittare delle spiccate abilità di apprendimento della giovane età, prima che queste inizino a declinare. Tutto ciò mi rende felice e mi fa pensare che tutta la fatica fatta in questi anni come famiglia expat stia dando i suoi frutti… e credo ne continuerà a dare anche in futuro, ovunque noi saremo!

Mariagiulia

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