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IMPARARE A NUOTARE: CONSIGLI PER AIUTARE VOSTRO FIGLIO

Imparare a nuotare

Ormai siamo in pieno periodo vacanze e in estate, spesso, “vacanze” significa “mare”. Purtroppo, “mare”, quando abbiamo figli che non hanno ancora imparato a nuotare, significa anche grande ansia. Qual’è l’approccio migliore per aiutare i bambini ad imparare a nuotare presto e soprattutto senza traumi? Cosa invece bisogna evitare?

Sono una ex nuotatrice professionista e durante le mie estati nel periodo universitario, guadagnavo qualcosa lavorando come insegnante di nuoto per bambini. Tenevo proprio il gruppo di quelli che dovevano effettivamente arrivare a stare a galla e ho imparato molte cose (essere un bravo nuotatore non significa necessariamente essere un bravo insegnante di nuoto) che credo sia interessante condividere.

Imparare a nuotare

1) Qual è il momento giusto per iniziare?
Non esiste un “momento giusto” in termini universali. Un semplice e allo stesso tempo molto utile, avvicinamento all’acquaticità, può essere fatto già a poche settimane dalla nascita. Per imparare a nuotare, come per tutte le altre cose, ogni bambino è da considerarsi a sé. Ci sono bambini più o meno forti, più o meno motivati, più o meno coraggiosi ecc… Molti dei corsi finalizzati all’apprendimento del nuoto, partono dai 4, a volte 5 anni. Nulla è impossibile, ma sotto ai 4 anni, certamente, ci vorrebbe un grosso impegno sia da parte del maestro che da parte del bambino.

2) Sono bravo/a a nuotare, posso insegnare io a mio figlio?
Credo che i genitori possano fare molto per far avvicinare i bambini al nuoto e impostare corretti movimenti che aiuteranno molto quando sarà il momento di iniziare davvero a nuotare. Credo anche, però, che delegare ad un professionista la fase finale, di nuoto senza supporti, sia una scelta consigliabile. Da un lato, come già accennato, saper nuotare non significa necessariamente saper insegnare a nuotare. Dall’altro, si sa, con noi genitori, i bambini mantengono l’attenzione per pochi secondi, per poi stufarsi e voler fare altro; costringerli a continuare sarebbe controproducente, ma allo stesso tempo, senza un minimo di costanza, i risultati arriveranno con estrema difficoltà.

MA VENIAMO AI CONSIGLI PRATICI
Cosa può fare un genitore per preparare al meglio il proprio figlio ad imparare a nuotare?

1) Se possibile, evitare i braccioli.
Questo probabilmente vi stupirà…siamo cresciuti tutti con i braccioli, eppure hanno alcuni difetti. Innanzitutto limitano i movimenti delle braccia, di fatto impedendo di sviluppare quella sensibilità che sarà fondamentale quando bisognerà nuotare senza di essi. Tendono inoltre a far stare il bambino in acqua in posizione verticale, costringendolo a movimenti che non saranno più molto utili quando si toglieranno.

2) Ok, non metto i braccioli, ma quindi?
Il mio consiglio è: al mare dove si tocca o in una piscina bassa (dove comunque i braccioli sarebbero un intralcio più che una sicurezza in più), lasciare entrare in acqua il bambino senza niente ammesso che si possa andare insieme a lui e non perderlo MAI di vista. Ogni singolo movimento è un’ottima scuola nuoto senza neanche saperlo e il rendersi conto di non essere in grado di stare a galla da solo è una premessa fondamentale. Ho visto diversi bambini abituati ai braccioli, buttarsi senza pensare in piscina, presi dall’euforia e scoprire, nell’acqua, che erano senza braccioli e che non riuscivano più a tornare a galla.
Una valida alternativa ai braccioli, quando le condizioni rendono necessario un supporto in più per la sicurezza o nella fase di inizio di una vera e propria scuola nuoto, sono sostegni da fissare al torso, che lascino libere le braccia e consentano di sdraiarsi in avanti.

Imparare a nuotare

3) Abituare da subito i bambini
In maniera giocosa e mai forzata, a mettere la testa sotto l’acqua (senza tappo al naso) e a fare le mitiche bolle. Dategli tempo se hanno paura, ma cercate di fargli capire che non c’è nulla da temere.

4) Lasciate che si concentrino solo sulle gambe all’inizio.
Non cercate di insegnargli a muovere le braccia a rana (o ancora peggio, a stile libero) se le gambe non sono ancora in grado di sostenerli. Quando le gambe mancano, portano giù tutto il corpo, c’è poco da fare.
Usando lo swimtrainer di cui ho parlato poco fa, molto spesso i bambini arrivano da soli, in maniera istintiva (già a pochi mesi di età), ad un movimento delle gambe che ricorda e si avvicinerà sempre più ad una gambata a rana. I miei “piccoli”, che hanno appena compiuto 4 anni e non hanno mai fatto alcun corso di nuoto (nemmeno con me), ma utilizzato spesso questo supporto, hanno un colpo di gambe praticamente perfetto e sarà un grande aiuto quest’inverno quando faranno un corso di nuoto.
Altri metodi preferiscono insegnare prima a battere le gambe a stile libero; direi di lasciare il bambino libero di trovare la soluzione con la quale si trova più a suo agio. L’importante è che impari a “sentire” che le gambe lo sostengono.

5) Più che ad insegnare a nuotare, pensate a giocare con loro in acqua; il resto sarà una conseguenza.
Se sono piccoli, fateli andare a riprendere degli oggetti galleggianti, giocate ad innaffiarvi la testa a vicenda per abituarli all’acqua sul viso, fategli fare i tuffi aspettandoli nell’acqua, guardate sotto insieme a loro ecc…
Se sono più grandi, fateli passate in mezzo alle vostre gambe, fategli riprendere oggetti colorati che rimangano sul fondo (con acqua piuttosto bassa), in modo che imparino a tenere gli occhi aperti sott’acqua, fate gare di apnea ecc…
Marianna

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