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EDUCARE I BAMBINI SENZA PUNIZIONI E SENZA PREMI

Educare i bambini senza punizioni e senza premi

Nel mio percorso da mamma ho messo in discussione moltissimi aspetti riguardanti l’educazione infantile, aspetti in cui prima credevo, ma che ho rivisto automaticamente e istintivamente una volta che è nata la mia bimba (non per niente il sottotitolo del blog è “pensieri di una mamma riveduta e corretta”!). Mi riferisco ad argomenti quali (auto)svezzamento, nanna, allattamento, disciplina dolce a 360°.

C’è un aspetto, però, sul quale non mi sono ancora soffermata e di cui vorrei parlarvi: i PREMI e le PUNIZIONI.
Molti di noi ricorrono a questi stratagemmi per convincere il proprio bambino a fare una cosa piuttosto che a non farla. Adottare questo metodo, nell’immediato, è sicuramente più sbrigativo e sembra portare buoni risultati. Dobbiamo interrogarci, però, su quel che accadrà a lungo termine. Questi stratagemmi sono infatti dannosi perché non permettono al bambino di imparare a responsabilizzarsi. Ma andiamo con ordine.

I PREMI
Partiamo dai premi, che sono forse quelli che ci viene più difficile pensare che possano essere dannosi: i premi fanno perdere il piacere di fare una determinata cosa.
Un bambino che completa un puzzle da solo o che fa la pipì nel vasino non ha bisogno di ricevere un premio in cambio. La felicità e la soddisfazione che derivano dall’aver compiuto un’azione così importante sono già una ricompensa. Attraverso i premi manipoliamo il loro comportamento e non permettiamo loro di sviluppare un proprio pensiero su ciò che è buono e ciò che non lo è. Su ciò che loro sentono dentro. Imparano presto a fare le cose per ottenerne altre in cambio e cresceranno sentendosi soddisfatti solo nel momento in cui ricevono l’approvazione degli altri.

Educare i bambini senza punizioni e senza premi

LE PUNIZIONI
Per le punizioni funziona allo stesso modo. Il bambino smetterà di comportarsi nel modo ritenuto sbagliato per paura della punizione, non perché ha imparato l’errore. Per aiutarlo a comprendere l’errore dobbiamo parlargli e spiegarglielo, perché il nostro obiettivo deve essere quello di portarlo a capire qual’è stato il comportamento sbagliato. Lui deve capire perché una determinata azione può avere una conseguenza negativa e dobbiamo anche mettere in conto che, molto probabilmente, la comprensione non sarà immediata e, anzi, sarà necessario ripetere il concetto più volte.

RESPONSABILIZZARLI:
A proposito di conseguenze, Maria Montessori parlava di “auto-educazione”: i nostri atteggiamenti hanno delle conseguenze naturali che si possono apprendere attraverso le esperienze e attraverso le spiegazioni logiche che l’adulto darà al bambino, in modo che egli possa comprendere la situazione e assumersi le sue responsabilità. Questo lo aiuterà ad auto-educarsi, nel senso che, col tempo, capirà da sé cosa è bene e cosa non lo è, senza bisogno di avere costantemente qualcuno che glielo indichi. E senza temere una punizione o aspettarsi un premio in cambio.
Marta

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