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UN BAMBINO ASCOLTATO E RISPETTATO NON E’ UN BAMBINO VIZIATO: EMPATIA

empatia

Penso che ci sia una grande confusione quando si parla di empatia, ascolto e rispetto nei confronti dei bambini.

Il pensiero che scaturisce in moltissime persone è che a questi bambini sia concesso tutto, che vivano senza regole, che siano viziati.

Non è così.

Sappiamo bene che ci sono quei genitori che concedono di tutto e di più ai figli ma, in questo caso, non parliamo di empatia e rispetto. Parliamo di non-educazione, se posso permettermi.

Cerchiamo di fare chiarezza. Mettersi nei panni di un bambino e provare a capirne le emozioni e i sentimenti è necessario per prendere coscienza che loro altro non sono che piccole persone in un grande mondo, che hanno idee e pensieri loro e che ancora non hanno il bagaglio di vita e di esperienza che abbiamo noi adulti. Mettersi nei loro panni aiuta noi genitori a vedere le situazioni da un’altra prospettiva.

Quando lo si prova a fare davanti a quello che ha tutto l’aspetto di un bel capriccio, per esempio, può essere utile per cercare di scoprirne le motivazioni e aiutarlo a superare il momento di difficoltà, che non ha niente a che vedere con il metterlo a tacere a tutti i costi, né con il cedere alle sue richieste sperando che smetta.

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Facciamo un esempio concreto: siamo al supermercato, è quasi ora di pranzo e mia figlia inizia a lamentarsi e a piagnucolare che vorrebbe un pacchetto di patatine. Io non sono d’accordo. Provo, però, a comprendere il suo stato d’animo: siamo in giro da diverso tempo, è stanca e affamata. Non la sgriderò per i “capricci” né le comprerò le patatine. Cercherò un’alternativa. Una mela? Un mandarancio? Le placherà la fame senza riempirla troppo, altrimenti non riuscirà a pranzare. Non le vanno bene le alternative? La rassicuro che presto saremo a casa e, se possibile, mi dedico un attimo a lei: la coinvolgo per finire la spesa, le racconto un aneddoto divertente, la invito ad osservare qualcosa, tiro fuori un gioco dalla borsa, insomma, la intrattengo. E magari mi affretto per concludere la spesa. Perché è una bambina, e la sua insofferenza è comprensibile.

Avere delle regole è fondamentale, non si può pensare di crescere un bambino senza la guida di un adulto, ma io credo che le regole debbano essere ADEGUATE ALL’ETÀ.

E credo anche che non sia rispettoso “comandare a bacchetta” perché siamo noi i genitori e tu obbedisci perché decidiamo noi. “Io comando e tu esegui” fa di noi dei genitori autoritari, ed è molto diverso dall’essere autorevoli. Diciamo che rimanda un po’ ad una piccola dittatura tra le mura di casa.

Ci sono molte situazioni, invece, in cui è interessante prendere in considerazione il loro punto di vista e, perché no, contrattare. Ci sono dei punti fermi che fermi rimarranno (la sicurezza, per esempio), e altri sui quali ci possiamo ammorbidire. E non per dargliele tutte vinte, ma perché – evidentemente – non sono aspetti così fondamentali. Basta ragionare un attimo.
In questo modo, tra l’altro, lo si educa alla ragionevolezza e, forse, imparerà a parlare ed esprimersi, senza imporsi.
Marta

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