DUE NOVEMBRE: LA COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI

Date
Nov, 02, 2017

Bang! Scritto così potrebbe risultare un pò macabra la faccenda, ma la questione è tutt’altro.
Ultimamente si è sentito parlare della festa di Halloween, che ammetto non sentire come mia e, d’altronde, non è una festa italiana.
Oggi voglio invece presentarvi questa festa: la commemorazione dei defunti.
Chi più o chi meno abbiamo tutti un caro che ci protegge da lassù; che tu sia cristiano oppure no, al cimitero hai qualcuno di sicuro.
E perchè non trasmettere questa festa anche ai nostri bambini, visto che è propria della tradizione italiana e che fonda le sue radici nel paganesimo precristiano?
Credo che sia molto importante affrontare il discorso della morte con i bambini perchè fa parte del ciclo della vita e, che tu lo voglia oppure no, tutti passeremo per quella porta.
E’ un argomento scomodo, soprattutto per noi adulti, che spesso rendiamo un vero e proprio tabù, forse perchè noi stessi per primi non ci siamo dati una risposta in merito e fatichiamo, quindi, a dare risposte ai bambini.
Il cimitero, se ci pensate bene, è un luogo di cura, di custodia, di incontro, un luogo in cui possiamo andare a visitare i nostri cari, portare un fiore, un pensiero, una preghiera. E’ il luogo che ci permette di far conoscere ai nostri figli la loro storia e la loro genealogia. Il cimitero non è un luogo di depressione, ma un luogo di silenzio in cui poter trovare risposte e pace. Dite che sono matta??? Non penso proprio, tutte le paure e le incertezze dei bambini non sono innate, ma spesso sono trasmesse dalle figure adulte che li circondano. Questo non vuole essere un giudizio contro gli adulti, ma una riflessione sulla quale tutti possiamo fermarci: i bambini sono spugne e assorbono sia le cose belle che le cose brutte.

Commemorazione dei defunti

Mi è capitato, insieme alle mie colleghe, di dover sostenere famiglie per un lutto, accompagnarli come nucleo e, soprattutto, affiancarli nella gestione della perdita con i bambini. Vi sembrerà strano, ma i bimbi sono quelli che reagiscono meglio se gli si parla nella verità: portano volentieri la foto del caro defunto da far vedere agli amici, raccontano di avventure vissute con il proprio caro e le preghiere o i piccoli pensieri che recitano nella loro semplicità sono profondi e veri. E’ per questo che la mia scuola ha scelto di andare a fare visita durante questo periodo al cimitero del nostro paese; i genitori, naturalmente sono liberi di acconsentire o meno alla proposta. I bimbi più grandi vanno con le biciclettine, i più piccoli con il pulmino e lo stupore della gente è enorme nel vedere tanti bambini girare per i viottoli del cimitero. Ormai sono alcuni anni che andiamo e oltre agli apprezzamenti dei paesani che incontriamo che dicono: <>, abbiamo ricevuto anche tantissimi “GRAZIE” dai nostri genitori per l’aiuto alle famiglie ad affrontare questo argomento e a presentare ai loro figli anche questo luogo, che per alcuni di loro risulta essere visitato per la prima volta. Come affrontare con loro l’argomento? I bimbi sono entusiasti di qualsiasi proposta presentata, questa in particolar modo diventa una specie di caccia al tesoro, per esempio nell’andare alla ricerca di foto, di fiori, di angeli, di croci, i bambini risultano essere molto attenti. Di solito iniziamo la visita andando davanti ad una tomba di nostra conoscenza e l’insegnante inizia a raccontare la storia di quella persona, successivamente i bimbi più grandi ci conducono da un loro caro. Questa visita deve essere iniziata naturalmente dopo aver prima introdotto che il cimitero è un luogo di silenzio, perciò va ricordato loro che non si dovrà urlare o correre.
Vi invito a provare a fare un’esperienza del genere con i vostri figli, non ve ne pentirete!!!
Maestra Sara

Sara Ruggerini

Sara Ruggerini

Sono Sara, laureata in scienze dell’educazione e in scienze della formazione primaria. Lavoro nel mondo della scuola dell’infanzia da molti anni, ho iniziato subito dopo essermi diplomata, all’inizio con piccoli incarichi da educatrice e successivamente con il ruolo d’insegnante ed è per questo che ho deciso di prendere la seconda laurea, per riuscire a stabilizzarmi nel lavoro che amo. Mi piace definirmi sia educatrice che insegnante, credo fortemente che un insegnante non possa riuscire nel suo mestiere se non si mette in gioco anche come educatore. Alla base dell’insegnamento c’è l’educazione in tutte le sue sfumature.

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