NATALE IN AUSTRALIA

Date
Dic, 17, 2016

Ciao Italia, finalmente Dicembre, il mese del Natale. Anche io vorrei parlarvi di questo magico periodo dell’anno che da 6 anni a questa parte è diventato un po’ strano per me.
State pensando: ” Oddio, questa oggi ci fa un post da taglio di vena”

No dai.

Non state seriamente pensando che farò uno di quei post strappa lacrime con un tono nostalgico, vero? Magari lascio la pagina in bianco per crearvi suspense, o magari alla fine dell’articolo trovate l’indirizzo http per comprarvi una torta per tirarvi su il morale.

Vediamo!

Dovete sapere che il Natale è sempre stata la mia festa preferita, si ok, anche il compleanno dove mi sento la regina della giornata non è malaccio ma, il Natale ha qualcosa di magico. Non so come mai ma ogni volta che ci penso, ho una sensazione che mi riscalda dentro, giù in fondo fino all’anima, nonostante sia il periodo più freddo. Le lucine scintillanti che fanno brillare gli occhi delle persone, il camino che scoppietta, la neve che rende tutto più… Si, bianco e candido, un tea caldo con i biscotti guardando un film natalizio e i calzettoni di lana che ti rendono meno sexy della nonnina di Titty e Gatto Silvestro. Il Natale per me è una scintilla scoppiettante, un momento magico, il giorno che aspettavo tutto l’anno.
Natale in Australia
Il 24 sera, tutta la mia famiglia si riunisce a casa mia per il cenone. Sempre le stesse cose da mangiare tra l’altro. Meno male che mi sono disintossicata per qualche anno stando qui in Australia perché altrimenti sarei arrivata a poter mangiare solo un panino con la salamella visto che non mangio quasi più niente.
Non ditelo a mia nonna che potrebbe avere un infarto.
Nonna, io ti voglio bene ma l’insalata russa, le uova ripiene e il vitello tonnato me li hai mandati in odio.
Questa breve intro (breve un corno, come solito sono logorroica) per farvi capire che per me il Natale è qualcosa di davvero unico e importante. Per raccontarvi il mio primo Natale in Australia devo saltare alcuni pezzi della mia storia. Vi faccio un breve riassunto così non rimanete lí impalati pensando se vi siete persi dei pezzi o sono io la scema che non ve li ha raccontati. La seconda sarebbe la più probabile.

Marzo 2011 arrivo a Noosa:

7 mesi di pianto
1 telefono spaccato dal nervoso
50 crisi isteriche
1 tentato suicidio
5 tentati omicidio andati male
3 case cambiate
1 storia in pericolo
Settembre 2011, mollo tutto e da sola me ne vado a Melbourne a vivere con la famiglia AUSTRALIANA della ragazza conosciuta a Noosa di cui avevo parlato nel post precedente.
Novembre 2011, Gabri mi raggiunge a Melbourne.
Natale in Australia
Cancellate dalla vostra testa tutto quello che vi avevo detto prima riguardo il Natale. A Dicembre c’erano 40 gradi all’ombra. Caldo, sentivi e percepivi solo caldo. Alla domanda “Come stai” rispondevo “Fa caldo”, “Cos’hai fatto oggi?” la risposta era sempre la stessa “Fa caldo”. Onestamente fino a quel giorno anche io qualche volta avevo desiderato un Natale in costume. Era una sensazione davvero strana, è come se in Italia festeggiassimo il Ferragosto. I centri commerciali con le decorazioni impeccabili, addobbati un mese prima, forse due. Qui non fa in tempo a finire Halloween che il giorno dopo mettono fuori tutto quello che ricorda il Natale, compresi i vestiti da Babbo Natale che, va bene tutto ma, chi cacchio si mette un vestito di acrilico rosso più la barba e un cappello con 40 gradi? “Mistero, forse solo chi deve perdere quei 4/5 kg prima dell’abbuffata. In realtà, per me era già stato strano dire “Merry Christmas” e non “Buon Natale” figuratevi quando quella sera dell’8 Dicembre, la mamma Australiana mi propose di fare l’albero e io avevo ancora la bocca sporca di anguria ghiacciata e un ghiacciolo sotto le ascelle.

“Do you guys want to help us with the Christmas’s decorations?”

“Maaaah???? Ho finito adesso di trasudare i liquidi che ho accumulato in 23 anni di vita, mi limonerei un congelatore e questa mi chiede di fare l’albero di Natale?!” Mi risuonava tutto così strano, senza la mia famiglia, lontana da casa, con 40 gradi.

Facciamolo.

È stato uno dei momenti più belli e intensi del mio primo anno in terra straniera. Mi sentivo parte integrante della famiglia, non mi hanno mai fatta sentire un’ estranea. Quella sera “La Mamma” ha messo la musica natalizia a cannone, roba che se fossi stata in Italia con la mia di mamma le avrei detto:

“Abbassa sta cacchio di musica… Che figura ci sentono tutti”

E mia madre mi avrebbe risposto come sempre:

“Rompi i maroni peggio di tutto nonno, non sei figlia mia”

E ci sarebbe stata la lotta con me, che abbasso il volume e lei che lo alza.
Abbiamo decorato l’albero e la casa tutti insieme, in armonia canticchiando. Io inventavo le parole, mi uscivano di quei ” dash in to the show i the word the super lei”( rileggete la frase, non ha senso!) che manco ve lo spiego. Abbiamo ascoltato tutte le canzoni passando da Jingle Bell all’ immancabile Michael Buble e il top l’ha raggiunto Mariah Carey con “All i want for christmas is you” e ovviamente io l’ho dedicata ad una cella frigorifera!!! Mi sono sentita parte di loro, come se in quella famiglia non ci fossi arrivata per caso, come se li conoscessi da una vita. “La mamma” mi ha mostrato tutte le decorazioni per l’albero. Oltre a quelle classiche, ne avevano una a testa personalizzata. Dopo la nascita di ogni figlio ne compravano una come una tradizione. Me ne ha mostrate altre due nuove, una per me e una per Gabry così, ogni anno anche se non eravamo li sarebbe stato come se lo fossimo. Io l’ ho trovato il più bel regalo che qualcuno potesse farmi, di una dolcezza infinita. Mi sono commossa davvero.
Loro sarebbero partiti intorno al 23 Dicembre per lo Srilanka e quindi abbiamo anticipato una settimana prima il cenone di Natale. Inutile che stia a dirvi che a me non è cambiato molto, tanto era comunque “NON NATALE” con quel caldo, troppo difficile da percepire l’atmosfera natalizia. Il 24 Dicembre l’ho passato in costume a “boccheggiare” prendendo il sole…

” Gabry facciamo la pasta per il cenone”

“La pasta?”

“Si, la barilla, dove c’è barilla c’è casa”

“La Barilla, te la mangi te, io ostriche e champagne alla faccia di chi mi vuole male”. Potevo dire di no?.

Per dirvi la verità forse è stato meglio così, che non ci fosse freddo e tanto meno che non ci fosse la neve,non ho sofferto per la lontananza e per il fatto che non ero a casa mia.
Natale in Australia
La mia famiglia però anche in quel caso, è riuscita a farmi sentire con loro. Pochi giorni prima del 25, sento arrivare il figlio giù in taverna da me. Aveva in mano un pacco e mi ha detto ” Eve there is something for yyyooouuu” Non ci potevo credere, era tutto per me, una scatola piena di regali. Mentre tiravo tutto fuori, ho iniziato a lacrimare, era troppa l’emozione. Mi sono sentita a casa tra di loro e non mi importava che ci fossero 20.000 km che ci separavano, io sentivo l’amore della mia famiglia in quegli oggetti che avevano scelto per me con cura . Ho sentito ancora quel calore fino all’anima e ho capito che potevo essere ovunque ma che loro sarebbero stati sempre con me.
Piccoli oggetti per farmi sentire il nostro legame, il loro bene.
Questo è stato il mio PRIMO NATALE AUSTRALIANO, strano ma sentito. Vi auguro di passare un felice Natale in famiglia perché, è la famiglia che fa il Natale..
Non è vero sono i regali.
Scherzo!
AUGURI e a presto
Eve

NotOnlyMama

NotOnlyMama

2 Comments

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    Cristina

    17 Dicembre 2016

    Meraviglioso racconto Eve! Buon Natale a te, con i 40 gradi e i ghiaccioli di Donna Hay.
    Sì, perchè per me l’Australia non è la terra dei canguri, nè degli aborigeni, né dei coccodrilli che te se magnano in spiaggia, né dei surfisti (beh un pochino i surfisti nei miei sogni anche sì), ma è la terra di Donna Hay, e io godo quando sfoglio i numeri di dicembre e vedo l’abete decorato nelle case vista oceano, i dolci estivi e gli allestimenti del pranzo di Natale in giardino!

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      Rispondi

      Eve

      18 Dicembre 2016

      Grazie mille Cristina? Comunque surfisti fighi non ne ho visti perciô non ti sei persa molto! Comunque fidati il Natale è il freddo? Un abbraccio!

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