TREMATE TREMATE, LE VACANZE SONO TORNATE (DI GIA’)

Date
Nov, 15, 2016

Mi sono accorta che stava succedendo qualcosa di strano accompagnando mio marito al lavoro. Al posto dei soliti 20 minuti di coda, mercoledì 19 ottobre la strada ha continuato a scorrere senza interruzioni per tutto il percorso casa-ufficio. Nicola non ha avuto il tempo di arrabbiarsi, né di contare gli autobus e le moto come facciamo tutte le mattine. In dieci minuti abbiamo scaricato papà, fatto inversione, e ci siamo diretti verso il centro per fare la nostra passeggiata. E’ lì che ho avuto l’illuminazione. Passando davanti alla scuola materna nessun ingorgo. Nessun bambino con la cartella penzoloni sul didietro, nessun ammasso di persone sulle strisce, nessun clacson che suonava.

-Devono essere già arrivate… Trenta giorni ha Novembre… Ottobre, metà ottobre. Eh sì. Sono arrivate le vacances, quellede la Toussaint. Ma come è possibile? Io non mi sono ancora ripresa dal bombardamento pubblicitario sulla rentrée, e già sono arrivate le vacanze?

Vi spiego meglio. Il primo Settembre, cascasse il mondo, i bambini francesi iniziano il nuovo anno scolastico e per l’occasione (la rentrée, appunto) i supermercati ed ogni altro genere di negozio fanno a gara per attirare più clienti possibili con offerte eccezionali. Chiaramente la campagna pubblicitaria inizia con congruo anticipo, tanto da farti arrivare al primo di settembre completamente intontita. Dagli articoli di cartoleria all’abbigliamento autunnale, dalle merende per la recrée al set da 10 paia di calzini, tutto è marchiato “Offerta-rientro-a-scuola”. La tua cassetta della posta rigurgita volantini pubblicitari che urlano “Profitez, c’est la rentrée!”, e a partire da metà Agosto senti nell’aria salire lentamente la tensione, tanto che quasi quasi -anche se la scuola l’hai finita da un bel pezzo- ti prende una certa ansia. Inizi a contare i giorni che mancano a Settembre, e rivivi inconsciamente l’incubo dei compiti delle vacanze. E infatti poi, di notte, sogni di non aver nemmeno iniziato le versioni di greco, oppure di non aver copiato gli esercizi di fisica.

-Merda.

Comunque sia, anche se non devi ricominciare la scuola e tuo figlio non ha nemmeno l’età per andare alla materna, tu il primo di Settembre sei perfettamente equipaggiata ed hai tutto il necessario per la maledetta rentrée. Agendina nuova, colla, penne, matite, gomma e bianchetto (ma certo, era tutto in offerta, scusa non hai letto sopra?) . Ti riprendi un attimo, gli incubi sul rientro a scuola svaniscono, e questi sono già in vacanza.
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-Ma come? Quante settimane sono andati a scuola, scusa? Trenta giorni ha Novembre eccetera eccetera. Questi fanno un mese e mezzo di scuola e poi sono di nuovo in vacanza per due settimane? Comunque, abbiamo scaricato papà al lavoro, abbiamo fatto prestissimo amore. Ora andiamo a prenderci un bel pain au chocolat e ce ne andiamo al parco giochi.

Ma il solito parcheggio al mare, quello che finalmente dal primo di ottobre ritorna ad essere gratuito, è stracolmo di macchine. Non macchine di turisti inglesi o russi, decapottabili con coppie ricche e felici vestite di tutto punto con cappello ed occhiali da sole.

-Eh no cara, magari!

Ecco qui file e file di enormi macchine familiari, di quelle a 7 posti. La più piccola è una Citroen Gran Picasso da 4,6 metri. E va bene che qui è ancora caldo, ma vedere scendere intere famiglie vestite come fosse piena estate, con borse da spiaggia e ombrelloni, questo non è normale. L’unica cosa diversa sono i costumi da bagno dei bambini: sono quelli orrendi tipo muta da sub, avete presente?
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-Ma non era finalmente finita? Con la fine di Settembre non avevamo detto finalmente au revoir all’orda di turisti?

Eh no, ora arrivano i turisti francesi, che giustamente cogliendo l’occasione delle vacances scolaires, sfruttano le belle giornate autunnali.

-Ed io scema che ho già fatto il cambio degli armadi.

Dopo mezz’ora alla ricerca di un parcheggio gratuito, mi tocca ripiegare sul parcheggio sotterraneo a pagamento, che ovviamente si trova da tutt’altra parte. Ma ecco che avvicinandomi al parco, vedo parcheggiate all’uscita cataste di passeggini. Passeggini doppi, tripli (voi sapevate che esistevano i passeggini tripli?), monopattini e tricicli. I giochi del parco non si vedono più, sono ricoperti di bambini. Sullo scivolo c’è un ingorgo tale che nessuno va più su e nessuno va più giù. C’è una ressa attorno al dondolo a forma di trattore. Scarpine sparse per terra qua e là, bambini che vagano cercando uno spazio libero, non dico per giocare, ma almeno per sedersi. Se riesci a scorgere tra la folla le panchine che sono sul perimetro del parco, le vedi lì. Belle e tranquille, a chiacchierare. Sono troppo giovani per essere nonne di tutti quei nipoti e troppo vecchie per avere tutti quei bimbi piccoli. Ogni tanto una di loro si toglie gli occhiali da sole ed alzandosi (sul posto) urla qualcosa ad uno dei suoi bambini: subito dopo si risiede, sbuffando. I bambini che trovate in queste condizioni nei parchi, affidati alle nunù in gruppi di 4 -come minimo-, sono i figli di quella parte di genitori che non hanno potuto prendere ferie in questo periodo, o che magari hanno pensato di conservarle per le prossime vacanze. Vacanze che poi saranno tra un altro mese e mezzo, quindi c’è poco da aspettare.
Ma io mi faccio coraggio.
Sto quasi per spingere il cancello ed entrare con mio figlio, quando proprio davanti a me si scatafascia per terra una bambina che ha appena iniziato a camminare. Nell’impatto il ciuccio le cade nella pozza sotto il cancello, quella dove ci sono sempre 2 dita di fango perenne. Piange disperata. Ma io non posso entrare a raccoglierla da terra, perché aprendo il cancello la colpirei, allora inizio a gesticolare guardando verso la panchina. Non mi sentono, stanno chiacchierando. “Bonjour! Bambina a terra, s’il Vous plait! Cucù! ” Ecco, ora mi hanno notata. Una di loro si alza e ci viene incontro. Mi guarda con aria stupefatta perché lo ha visto, che ho solo un bambino. Mi dà uno sguardo rapido, e già mi ha inquadrato:
“Te devi essere una spagnola. No, no aspetta. Sei un’italiana. Sì, una di quelle madri che seguono il figlio passo passo per tutto il parco giochi pulendogli le mani in continuazione. Mon Dieu!”
Schifata, raccoglie la bambina, la sgrida perché è caduta proprio davanti al cancello (e così l’ha costretta ad alzarsi dalla panchina. Era meglio se cadevi da un’altra parte, mon coeur). La nunù mi apre il cancello e nel frattempo raccoglie anche il ciuccio. Se lo strofina velocemente sulla gamba e poi lo restituisce alla bambina. Sì.
“Ascolta, Nicola. Che ne dici se andiamo a farci una passeggiata, eh? Oggi il jardin d’enfants è pieno. Tutto esaurito, sold out, épuisé, no se puede. Vieni qui un attimo, che ti asciugo il nasino. E magari ti do una pulita alle mani.”
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Racconto ironico tratto da una storia vera.
Se siete genitori anche voi e ve lo state chiedendo, sì, avete letto bene: qui ogni mese e mezzo la scuola chiude i battenti e ci sono due lunghissime settimane di vacanze. Siete sconvolti? Pensate ai genitori francesi.
MariaGiulia

Credit Photos: deabyday.tv, babybazar.it, cityrumors.it

NotOnlyMama

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1 Comment

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    marina

    15 Novembre 2016

    Bellissima descrizione come sempre ?

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