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SOPRAVVISSUTA AL MIO PRIMO GIORNO!

Ciao Italia, finalmente l’infinito volo intercontinentale era terminato. Dico finalmente ma poi, in realtà non è che fossi così tanto certa di quello che stavo facendo. Avete presente quando desiderate a tutti i costi qualcosa e poi quando si avvera, non siete più certi di volerlo? Perfetto, è andata così. Giuro che la sindrome premestruale non c’entrava…credo. Quel periodo del mese incide sempre sulla vita di una donna se per di più isterica dalla nascita.
Passiamo avanti altrimenti, potrei scrivere un articolo intero su di me, la mia vita e la sindrome di “Donna Psycho”.

Che poi in realtà…

Ok,la smetto.

L’ aeroporto si trovava a Brisbane, a 150 km dalla nostra destinazione. Gabry aveva prenotato una navetta “porta a porta”. I taxi costano troppo, poi per noi che non sapevamo nemmeno cosa aspettarci, era da pazzi buttare via tutti quei soldi così, abbiamo optato per il piano B.
Dovete sapere che, ero talmente preoccupata per tutto quello che poteva capitarci, il costo della vita, le spese che avremmo dovuto affrontare che prima di partire ero andata dalla parrucchiera, avevo cambiato colore di capelli per non dover andare ogni mese a fare il ritocco. Passare dai colpi di sole biondi ad una tinta color cacao, provoca i suoi traumi.
Primo giorno 1
“Mio Dio, ma sembro un cadavere. Mercoledí Adams in confronto è una nord africana.”

Mia madre come al solito: “Ma se stai benissimo!”

Se mi mettessi un’ananas in testa e ballassi la Macumba lei avrebbe ancora il coraggio di dire che sono bellissima e che assomiglio ad una soubrette! Aaaah queste mamme, accecate dall’amore. Mamme e capelli a parte, abbiamo girovagato per 15 minuti dentro l’aeroporto per capire chi diavolo fosse il signore della navetta.
“Scusa Gabry, ma sto cretino non poteva fare un cartello con i nostri cognomi? Io volevo sentirmi una VIP per mezzo secondo e invece…” Invece, siamo stati noi a riconoscere lui nella folla. Sembrava un Mignon. Polo gialla con la scritta della compagnia, ben attillata causa pancia da “inizio il venerdì a bere e smetto la domenica, forse, se non c’è il ponte”, jeans e gli occhiali. Si, ti insulto perché almeno una gioia al mio arrivo me la potevi anche dare! Io ancora adesso non so cosa si siano detti, per me era un po’ come quando mia nonna parlava in pugliese a mio nonno, parlavano Ostrogoto. Siamo usciti dall’aeroporto con le nostre valigie da 30 kg l’una. Meno male che alla fine non mi sono portata l’agnello con le patate sottovuoto della nonna perché prima dell’uscita ci hanno controllati i cani.

Come vi avevo già detto il clima era umidissimo, è come se mi avessero tirato contemporaneamente una secchiata d’acqua in faccia e una ventata d’aria bollente addosso e io avevo ancora il coraggio di indossare il mio piumino. Caricate le valigie ci siamo diretti verso destinazione. Verde, verde ovunque, le case erano così diverse dalle nostre, da quelle che ero abituata a vedere solitamente ma, già mi piaceva il tutto. Un breve messaggio a mia madre:

“Ciao, tutto bene, mi sono già innamorata del posto, andiamo in albergo e domani cerco di comprare un numero di tel. Mi mancate già! Avverti tu tutti. Ti amo immensamente.”

Risposta: “Anche tu manchi ma hai lasciato un pezzetto di te in ogni stanza della casa. A più tardi. Ti Adoro mia principessa.”

Eh che cacchio piango ancora! Fosse stato un film questa partenza l’avrebbero intitolata: “50 Sfumature Di Pianto”.
Primo giorno 2
Dopo un’ora e mezza di viaggio, siamo arrivati davanti a questo complesso di appartamenti uno di fianco all’altro. Erano costruiti con dei mattoni a vista rossastri. Una signora che ci aspettava alla reception. Gill, cosí si chiamava, me la ricordo bene perché era biondissima, magrissima e aveva di quei baffi ragazzi che vi giuro manco Flander dei Simpson! Mentre ci incamminavamo verso il nostro appartamentino, tra me e me: “Eh ma, a questa domani le faccio la ceretta! donna baffuta sempre piaciuta si ma, forse negli anni trenta”.Comunque è stata gentilissima e ci ha aiutati in un sacco di cose. Il nostro appartamento era composto da una sala con una piccola cucina, una camera e il bagno, insomma tutto quello che ci serviva. C’era anche una piscina.

“Che fai non ti tuffi Eve?”
“Ma sei scemo ? E se c’è dentro uno squalo? Poi mi sono appena fatta la piega, non posso mica rovinare tutto”
“Ma se sembra già che hai una scopa di saggina in testa!”
“Gabriele, se vuoi morire a poche ore dal tuo arrivo, dillo!”

Alla fine mica mi sono buttata, ho preferito fare la Strafi sdraiata sulla sdraio leggendo un libro. Mi mancava solo un cocktail e poi ero proprio come Paris Hilton nella sua villa. Eh vabbè, lo so che mi mancava un piccolo chiwawa nella borsetta e poi per il resto sono uguale!
La mia fantasia va oltre ogni limite… Scusate!
Gill ci aveva consigliato il “Farmer’s Market”, un piccolo mercato dove tutti i fattori della zona vendevano i loro prodotti. Questi mercati sono molto diffusi in Australia. Abbiamo deciso di comprare qualcosa per sopravvivere a quella nostra prima giornata. Finalmente si era avverato il sogno di Gabriele, la maggior parte del tempo ero muta. Troppa vergogna, troppa ansia e poi cosa potevo dire? Hi, my name is Evelina, the pen is on the table e poi? Io quello sapevo dire.

“Allora Eve te la devi cavare da sola, prova a chiedere 5 pesche”
” Gabriele, ma se non so dire nemmeno vorrei, cosa cavolo vuoi che dica a questo? Al massimo se mi guarda lo saluto con la mano, gli faccio un disegno di una pesca e gli metto un 5 vicino. Mi fingo muta”
“Va bene, per oggi parlo io”
Illuso che sarebbe stata la prima ed ultima volta. Quando c’era lui, io sembravo sempre una rincoglionita muta.
Siamo rientrati a casa. Gabry sul divano a guardare la tv mentre io spentolavo in cucina da brava donnina Italiana. Quella sera siamo “svenuti” alle 18.30. È inutile che stia qui a dirvi che alle 4 di mattina del giorno dopo ero già sveglia, vero? Questo però, ve lo racconto nel mio prossimo post!
A presto
Eve

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