LA PRIMA VOLTA CHE SONO NATA

Date
Nov, 27, 2016

Non tutti gli esseri umani sanno gestire il dono della parola. Alcuni ne fanno un uso smodato. E non se ne rendono conto. Li incontri e vorresti non esserti mai alzata dal letto quel giorno. Un fiume di parole futili, di racconti improbabili, di osservazioni inopportune avanza inesorabile verso di te che sei al bivio: “scappo e basta” oppure “resto e penso ai fatti miei”. Ho sempre scelto la seconda opzione – ahimé – in nome della “buona educazione”, fino a che, in un momento non meglio prevedibile, lo scocciatore ha deciso di mollarmi e dello sproloquio non è rimasto che un turpe ricordo. Non temo il silenzio. O meglio, non mi piace riempire i vuoti a tutti i costi.
L’incontro che vi auguro di fare quest’oggi è decisamente piacevole. Vincent Cuvellier è la persona con cui ognuno di noi dovrebbe scambiare due chiacchiere almeno una volta nella vita. Questo, tuttavia, non è impossibile, ma neppure facilmente realizzabile. Per questo, ecco in nostro soccorso il suo libro “La prima volta che sono nata” (illustrazioni a cura di Charles Dutertre).
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Nina, la protagonista, racconta in prima persona le “prime volte” della sua vita, con poche e semplici parole che racchiudono un incredibile potenziale di gioia, amore, senso della famiglia. Bellissime sono le figure della mamma e del papà da lei descritte.
Non è un libro per bambini. Anzi, è anche per loro. Ma appartiene prima di tutto a noi “grandi”, che portiamo dentro una “Nina”, a volte visibile, a volte nascosta, che ama ricordare gli eventi della sua vita, vivere a pieno quelli presenti e attendere con entusiasmo quelli futuri.
Mi piace concludere questo post con le parole che Nina usa per descrivere la prima volta che è diventata mamma: “La prima volta che ti ho vista, eri tu che tenevi gli occhi chiusi ed io ero il mare”.
Angela

28 Novembre 2016
NotOnlyMama

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