SEMBRAVA UNA FELICITA’

Date
Ott, 12, 2016

Jenny Offill ha tentato un esperimento di scrittura dal risultato eccezionale. Il romanzo Sembrava una felicità, infatti, è una raccolta di pensieri variegati e casuali – una sorta di post-it – disposti con la stessa spontaneità con cui sarebbero fluiti nella mente della protagonista, della quale non conosciamo il nome. Eppure la sua intima coscienza sembra tanto vicina e familiare.
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Queste brevi memorie, indipendenti l’una dall’altra, scandiscono la narrazione e illuminano gradualmente la personalità di una donna che non conduce una vita straordinaria: una donna comune, che coltiva sogni e ambizioni, progetti e desideri. Il suo futuro da scrittrice, così come lo aveva immaginato, resta irrealizzato, stravolto dalla nuova e del tutto inaspettata esperienza del matrimonio e della maternità. Non ha rimorsi né ripensamenti. Ama il presente. E questo le permette di vedere in maniera più chiara, mettendo a nudo le atrocità e le delusioni, le parvenze di soddisfazione e, di contro, le delusioni, la fiducia mal riposta, il tradimento, senza alcun occultamento, con schiettezza e trasparenza.
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Fin dalle prime pagine, il lettore viene catturato dal brillante ingegno della protagonista, arguta, colta, sensibile, divertente e ironica anche davanti alla tragicità della vita. La felicità, una mera sembianza se si giudica dal titolo del romanzo, in realtà trabocca da ogni parola, imperturbabile nonostante il male. Mentre leggiamo e rileggiamo questo libro – come è capitato a me –, ci sembra di vedere il volto sorridente di questa donna come sfondo.
Le vicende della vita, talvolta, rivelano l’inconsistenza del mondo felice che avevamo costruito nella nostra mente. Certo. Eppure c’è un senso, nascosto dentro di noi, che ci porta a non rinunciare ad essa e a ricostruirla da capo, ancora e ancora.
Angela

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