HALLOWEEN A LOS ANGELES

Date
Ott, 31, 2016

Il campanello suona ininterrottamente. La padrona della casa in cui siamo ospiti continua a fare la spola tra la cucina e l’ingresso, dove c’è un’enorme ciotola piena di dolcetti. Guardo fuori dalla finestra e lo spettacolo in strada è impressionante: un fiume di bambini travestiti con i costumi più impensabili e colorati suonano ad ogni porta per il famoso “Trick or Treat?”
E’ Halloween e siamo a Los Angeles, in una delle tante stradine alberate di uno dei tanti quartieri residenziali della città.
Tutte, ma proprio tutte le case sono decorate con luci arancioni, zucche intagliate, scheletri di plastica ad altezza reale e finti gatti neri, ragnatele e lapidi di polistirolo. Qualcuno ha installato nel giardinetto davanti casa anche dei giganteschi pupazzi gonfiabili a tema – dal gusto opinabile.
Ho il sospetto che ci sia una sorta di silenziosa gara tra vicini di casa per decretare chi ha le decorazioni migliori – e non solo per Halloween: c’è Thanksgiving, e poi Natale, e Pasqua. Insomma, siamo in America e la passione per le cose in grande si respira davvero ovunque.
Non appena scende la sera, tutti i bimbi del quartiere si riversano a frotte per le strade.
I genitori li accompagnano e aspettano che i figli suonino ad ogni porta e ricevano i dolcetti, e intanto chiacchierano tra di loro e si salutano.
Tutti i bimbi a cui apriamo la porta sono adorabili, e ognuno da’ un piccola dimostrazione in tema con il travestimento scelto.
Compare anche un papà travestito da ballerina -con tanto di tutù rosa in compagnia della timida figlia piccola che fa un paio di piroettes per avere le caramelle. Aaah, l’amore dei genitori!!
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Più tardi ci dirigiamo verso l’Hollywood Forever, il più grande cimitero di Los Angeles.
Ogni anno la comunità ispanica di LA, che è molto presente e forte, organizza durante il week end di Halloween una grandissima festa per il Dìa de Los Muertos.
Il cimitero è affollatissimo, un mare di gente cammina per i vialetti con il viso truccato con le tipiche decorazioni messicane da scheletro, occhi neri e viso bianco, fiori colorati in testa, pizzi e ombrellini, tanto nero.
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Nei prati sono stati allestiti dalle famiglie che partecipano all’evento numerosi altari decorati con scheletri di cartapesta, tipici della tradizioni messicana, colorati e ironici. Uno degli elementi chiave nell’allestimento degli altari del Dìa de los Muertos ruota intorno alle offerte, che simboleggiano visivamente tutta l’attenzione e l’amore della famiglia verso i propri defunti.
C’è molta ironia in questi coloratissimi e incredibili allestimenti ed una velata nostalgia, quasi volessero prendersi gioco dell’inevitabile evento e schernirlo, come a dimostrare che non fa paura: in questo modo si commemora la memoria di chi non c’è più e si scongiura l’avvento della morte.
Ci sono anche venditori di popcorn, dj che suonano musica, persone che ballano e gente accampata tra le lapidi interrate nell’erba,
Nel prato principale del cimitero ci sono almeno 3 palchi, di cui uno davvero enorme, e si susseguono ininterrottamente band musicali e film dell’orrore. Questa è anche la zona con gli stand gastronomici che vendono specialità sud americane, i banchi di gadget, la postazioni per farsi truccare il viso, e di birra.
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Sia noi che gli amici con cui ci siamo incontrati abbiamo un figlio a seguito (Leonardino all’epoca aveva solo 2 mesi, ma ha dormito come un sasso per tutta la notte, senza un solo lamento. Ora è tutta un’altra storia!). Cerchiamo di farci largo tra la folla per prendere un paio di birre e dei tamales, mentre innumerevoli persone ci passano accanto e la birra di tutti sgocciola negli UppaBaby e un tizio sul palco urla a squarciagola canzoni heavy metal.
Ci sediamo anche noi sul prato per mangiare, l’aria è calda e la serata piacevole.
Amo Los Angeles perchè riunisce così tanto in un unico posto, avverto costantemente un’energia incredibile, e se penso al significato di melting pot è proprio Los Angeles a cui va il mio pensiero.
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E’ una città dura, difficile, piena di contraddizioni e di eccessi, sporca ma perfetta, fatta di tantissimi quartieri con una spiccata personalità e di angoli sorprendenti.
Dopo due anni vissuti in una zona più residenziale e noiosa (diciamolo!) ho finalmente trovato in Los Angeles la mia dimensione nonostante i suoi difetti. Ma d’altronde non amo la perfezione e preferisco l’imprevedibilità che solo una grande città può regalare.
Questa è l’America con le sue manie di grandezza e il sogno americano, e la California con il clima perfetto, le palme e le persone gentili mi fa sentire, finalmente, a casa.
Gaia

NotOnlyMama

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