TERRIBILI DUE: ISTRUZIONI PER L’USO

Date
Set, 21, 2016

Chi non ha mai sentito parlare dei terribili due? Se bazzicate un minimo in rete sapete a cosa mi riferisco: un’età “terribile”, i 2 anni, in cui ogni bambino si trasforma in un mostricciatolo urlante e capriccioso.

Volete sapere cosa ne penso?
Andiamo per gradi.

Il cucciolo in questione sta crescendo e cerca il modo per dire la sua in quanto essere pensante e con idee talvolta differenti dalle nostre. Nella maggior parte dei casi – a 2 anni, ma anche a 3 e forse pure 4 – non è in grado di esprimere al meglio i suoi pensieri e le sue emozioni ed inevitabilmente, quindi, lo farà nel modo sbagliato.
Ed eccoci di fronte ai famigerati capricci, che altro non sono che la manifestazione di un disagio. Sta a noi genitori il compito di aiutarli a comprendere questi sentimenti, mettendo parole laddove loro non sono in grado di farlo, e indirizzarli verso un modo migliore di esprimerli.
Facile, eh? Per niente. Per quanto mi riguarda, quando sono particolarmente stanca, faccio una gran fatica. Ma respiro lungo e ci provo. E quando mi riesce son soddisfazioni!
terribili due
Questo quel che faccio io, per uscire dal tunnel:
– mi abbasso per guardarla negli occhi, mentre ci parliamo: è un modo per ristabilire meglio la connessione e anche per realizzare quanto sia piccola, perché a volte mi sembra più grande di quel che è realmente (mi rendo conto che questo punto ci porta spesso ad avere aspettative spropositate);
– provo a mettermi nei suoi panni, per esempio: “ho 2 anni e mezzo, mi hanno sballottata tutto il giorno tra un negozio e l’altro e ho, comprensibilmente, le balle che girano”: mi è di grande aiuto;
– interrompo quello che sto facendo, se posso, e dedico anche solo 15 minuti consecutivi a lei, senza fare altre 6 cose contemporaneamente;
– parlo dei miei e dei suoi sentimenti, cercando di farla sentire compresa: “capisco che tu ti senta infastidita, ma avevo proprio bisogno di fare questa cosa. Adesso ho finito e ti guardo”. E lo faccio davvero, perché devo essere credibile e affidabile;
– cerco di sdrammatizzare (in questo riesce particolarmente bene il papà), senza prenderla in giro, quel poco che basta a farla ridere e alleviare la tensione creatasi;
– regole e divieti senza esagerare: non può essere tutto un no, altrimenti, se ripetuto continuamente, perde il suo significato e la sua importanza. A volte basta ammorbidirsi un po’ e domandarsi se quello che stiamo pretendendo non sia forse troppo. Per me non è un problema se sceglie di indossare il pigiama rosso anziché quello bianco; ovvio che, invece, non transigo sulla manina per attraversare la strada;
– la abbraccio e le dico che le voglio bene sempre, anche quando discutiamo: voglio che si senta amata e accettata davanti a qualsiasi comportamento, libera di esprimere anche le emozioni negative, senza reprimerle per timore di essere allontanata.
Terribili due
Il modo in cui rispondiamo noi adulti fa tanto, questo è quello che penso io e che ho notato con Beatrice. Se sono tranquilla io, qualsiasi problema si risolve in un attimo. Se, per qualunque motivo (sono e siamo tutti umani, eh!), mi indispettisco e mi innervosisco, finisce a schifìo, come si dice! Diventa una lotta a muso duro, che non porta a niente di buono, né per me, né per lei.
Il fatto di denominare questo periodo terribili due, fa partire col piede sbagliato, perché gli dà una connotazione negativa. Sei già sul chi va là.
Oltre a pensare all’impegno che ci dobbiamo mettere noi genitori, allo sforzo che indubbiamente ci costa, proviamo a pensare anche alla fatica che fanno questi piccoletti per crescere e imparare così tante cose. Proviamo a ricordarci che gli adulti siamo noi e che, quindi, è nostro il compito di seguirli passo passo in questo cammino, accompagnandoli per mano, dolcemente.
Tutto di guadagnato, parola mia!
Marta

Credit photo: popoffquotidiano.it e bimbiveri.it

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