MAMMA AD ALTO CONTATTO

Date
Giu, 23, 2016

Sono diventata una mamma definita “ad alto contatto” senza sapere nemmeno che esistesse una “tipologia” di genitori denominata tale.
Ho semplicemente seguito il mio istinto che mi ha portata ad una grande trasformazione: ero fermamente convinta che i bambini dovessero assolutamente dormire nella loro stanza da soli, che il loro pianto andasse ignorato almeno i primi minuti – così non lo utilizzeranno come strumento per far accorrere la mamma e impareranno ad auto-consolarsi (brividi, a pensarci ora) – che l’allattamento al seno avesse una valenza esclusivamente nutritiva e, quindi, andasse interrotto rapidamente.

E poi è nata lei. Poppava e si addormentava tra le mie braccia, dolcemente. Era così innaturale posarla nella culla e, invece, così bello tenerla lì con me. Così magico. L’avevo messa al mondo io quella piccola meraviglia?
“La tengo solo un momento, poi la metto giù… Mica che si abitui” dicevo a me stessa. E magari stavo un’ora così, a guardarla incantata. E in quei momenti sentivo che era proprio così che doveva essere. Stare a contatto, pelle a pelle, come era stato per 9 mesi.
Ma c’era sempre quella vocina che mi diceva che era sbagliato, che ero sbagliata. Abbiamo provato ad utilizzare la “sdraietta”, perché non poteva stare sempre attaccata a me. Ma niente, non c’erano canzoncine o sorrisi che la convincessero, tempo 2 minuti e la prendevo nuovamente in braccio, unico posto in cui stesse tranquilla e serena. Lei si che aveva le idee chiare, mentre io ero in preda ad una gran confusione. Da una parte quello che avevo sempre pensato si dovesse fare, dall’altra quello che sentivo realmente di fare.

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…Finché mi sono arresa alla mia natura. Lei aveva bisogno di me ed io di lei. Così, unite in un abbraccio costante, eravamo entrambe in pace col mondo. Senza dubbio faticoso, ma ripagato da una grande e totale serenità.
Ho letto tante testimonianze di altri genitori come me e scoperto la denominazione di “alto contatto”, chiamato più correttamente attaccamento sicuro. Letto anche diversi libri scritti da pediatri e psicologi, e appurato di essere NORMALE. Di non viziare la mia bimba ma di rispondere sensibilmente a quelli che sono i suoi bisogni, dandole conforto e sicurezza. Favorendo anche il contatto fisico, quando voluto. Perché non tutti i bambini hanno questa necessità ma nel caso di Beatrice era un bisogno evidente e lo è ancora, anche se crescendo si sta a poco a poco affievolendo.

Questo approccio, secondo questa linea di pensiero, porterà ad una solida base di sicurezza e consentirà di raggiungere una graduale e naturale autonomia del bambino. Esattamente il contrario di quello che si tende pensare. Perché la mamma e il papà ci sono. Questa certezza permetterà ad ogni bimbo di esplorare il mondo serenamente.

Marta

24 Giugno 2016
Roberta Bomè

Roberta Bomè

Sono Roberta, vivo in Trentino assieme all’Uomo che in soli 14 mesi mi ha portata all’altare e le nostre due perle: Chiara e Andrea. Dopo un Erasmus in Galles mi sono laureata in Legge all’Università degli Studi di Brescia. Il mio scopo? Quello di farvi innamorare dell’ostico mondo del diritto.

1 Comment

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    Silvia Fanio

    8 Luglio 2016

    Presente!
    Mamma ad alto contatto!

    E devo confessare che mi piace.

    Ora che il mio piccolino dorme nel suo letto, la notte, ho tanta nostalgia delle nostre notti abbracciati, ma è parte della sua crescita.
    Così mi crogiolo nei bellissimi ricordi che ho immagazzinato questo anno.

    Tornassi indietro rifarei tutto ciò che ho fatto con i miei bambini: è stato un miscuglio di amore e felicità. ??????

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