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DIVENTARE PAPA’: IL MERAVIGLIOSO RACCONTO DI MANUEL

E’ notte. E’ venerdì 21 agosto 2015. Sono le 2.40 di mattina.
Sto dormendo da poco più di due ore, sono stanco e alle 6.20 mi dovrò svegliare per andare a lavorare.
Immerso in quel sonno, nella notte più profonda, non posso sapere quello che sto per vivere.
Non posso ancora sapere che la mia vita, da li a un minuto, starà per cambiare.
Ore 2.41:
Giorgia è da poco stesa a letto, dopo esser stata fino le 2.30 di sotto in sala a guardare la tv. Mi scrolla, chiamandomi a voce alta e, con insistenza, mi sveglia.
Io non capisco, sono avvolto dal torpore del sonno e non riesco immediatamente a comprendere la sua frase: “Manu, Manu svegliati, mi sa che mi si sono rotte le acque!”.
Non capisco, il sonno ancora prevale sulla razionalità.
La luce della camera è accesa, Giorgia cammina avanti e indietro, e solo a questo punto prendo coscienza di quello che mi, anzi ci, sta aspettando.
Libero ha avvisato, tramite la rottura delle acque (cioè la rottura del sacco amniotico che gli garantiva protezione permettendo le sue evoluzioni e i suoi movimenti dentro la pancia della mamma), che è pronto a venire al mondo.
E noi siamo qui pronti ad accoglierlo e finalmente a conoscerlo visivamente, dopo i mesi trascorsi all’interno della pancia della mamma.
Chiamiamo subito Rachele (ostetrica che ci ha seguito lungo questo bellissimo percorso) e verso le 3.30 di notte, direttamente da Rimini, arriva nella nostra casa a Cesena.
Le vibrazioni positive nell’aria si fanno insistenti.
Respiro aria diversa, percepisco nettamente che qualcosa di stravolgente nella mia vita sta realmente per accadere.

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Giorgia ancora non ha dolori particolari, ma Rachele assicura che oramai ci siamo e che entro la giornata, o al massimo entro la mattinata seguente, Libero nascerà.
L’ostetrica inietta a Giorgia la prima dose di antibiotico, necessaria ad ostacolare la trasmissione dello streptoccoco, a cui la mamma è risultata positiva, dalla mamma stessa a Libero.
Siamo sul divano, con la flebo attaccata nel braccio destro di Giorgia e la situazione è ancora tutto sommato tranquilla.
Fuori è buio, c’è silenzio, ma la fantastica macchina della vita si è già attivata da circa un’ora.
M’immagino Libero dentro la pancia della mamma, pronto oramai ad uscire e desideroso anche lui di conoscere i visi di quelle due voci, quelle della mamma e del babbo, che lo hanno costantemente accompagnato per questi 9 mesi.
Finita la somministrazione dell’antibiotico (sono circa le 4.30 / 5.00) Rachele torna a Rimini e ci invita a telefonare quando le contrazioni saranno partite.
E’ ancora notte, ma l’alba di questo indimenticabile giorno sta per arrivare.
Io controllo la piscina gonfiabile posta all’ingresso di casa e decido di gonfiarla un altro po’ con l’aiuto del phon.

Incredibilmente, oggi, è uno dei pochissimi giorni in tutto l’anno in cui tutti e due i miei colleghi sono in ferie ed io sono l’unico a poter aprire l’ufficio.
Dato l’orario in piena notte della rottura delle acque, non ho potuto avvisare nessuno dei due colleghi per venire a sostituirmi, perciò decido prima di scrivergli un sms avvisandoli di quello che sta accadendo e poi di andare al lavoro per le 7.00 e attendere che qualcuno di loro si svegli, legga il messaggio e venga a rimpiazzarmi.
Si fanno le 8.00 e la situazione è a livelli paranormali: Giorgia è a casa da sola che inizia ad avere le prime forti contrazioni, mentre io sono sommerso da clienti che nemmeno riesco ad ascoltare e a guardare in faccia. Io sono completamente elevato in un’altra dimensione. Nessuno dei miei colleghi mi risponde e, dopo gli ultimi dieci minuti di attesa, decido di abbondare registratore di cassa, scontrini, pc, fatture e documenti di trasporto, per tornare, ai mille all’ora verso casa.

Ore 8.30: Entro in casa e in questo momento vivo il momento più difficile di questo indimenticabile giorno.
Giorgia è completamente trasformata in volto. E’ stesa sul divano, il trucco è colante su tutto il viso, i lamenti si fanno lunghi ed insistenti e percepire quella sofferenza, nella ragazza che ami, senza nessun’altro che possa aiutarti e cosciente di non poter eliminare quel forte dolore, è davvero particolare e difficile, perché rende impotenti e inefficaci.
Giorgia è entrata completamente in un’altra dimensione. Non riesco a comprendere se è ancora totalmente lucida e anch’io inizio a provare sensazioni mai vissute che mi accompagneranno fino al termine di questa lunghissima giornata.
Rachele torna a casa nostra verso le 9.30 e per prima cosa inietta la seconda e ultima flebo di antibiotico nelle vene di Giorgia per proteggere Libero da un’eventuale infezione al momento della nascita.
La mamma continua a passeggiare avanti e indietro per casa. Ogni tanto si ferma, dondolando il bacino e resistendo alle forti contrazioni che, in questo momento, iniziano a farsi davvero insistenti.
Mentre Giorgia si dirige sotto la doccia calda, per tentare di incentivare la dilatazione e per cercare un minimo di sollievo, io esco di casa per acquistare le ultime cose mancanti e utili per questo giorno: tubo della gomma per riempire la piscina gonfiabile, grappa per la tintura madre, sale grosso per curare la placenta, assorbenti post parto. Venti minuti surreali in giro per il centro di Cesena e faccio ritorno a casa.

Giorgia è sotto la doccia, mentre Rachele ha già acceso qualche lampada colorata che emana profumi ed essenze naturali.
Io nel frattempo inizio a riempire la piscina con acqua calda e per creare un ambiente il più intimo possibile, inserisco come sottofondo musicale una traccia da youtube con i suoni del bosco, con i canti degli uccellini e con le vibrazioni dello scorrere dell’acqua.
Chiudiamo gli scuri e le fessure dove passa luce.
Anche l’ambiente ora è pronto.
C’è penombra, musica di sottofondo e profumi nell’aria.
In un’unica parola, c’è pace.

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Libero e Giorgia stanno continuando il loro percorso, tra lamenti di dolore e sofferenza.
Giorgia come ovvio soffre, ma noto in lei una forza mai conosciuta prima e ciò mi tranquillizza notevolmente.
Lei s’immerge nella calda acqua della piscina gonfiabile, mentre io le annaffio la pancia, avvolta da un telo da bagno, con il tubo di gomma.
Sono tranquillo, vedo Giorgia soffrire ma nello stesso tempo la noto determinata e completamente consapevole della sua immane forza di donna umana.
Non mi chiedo quanto ancora ci possa volere alla nascita di Libero, non so che ore sono, non mi preoccupo per un’eventuale complicanza e conseguente trasferimento in ospedale. Vivo ogni istante in maniera profonda e tutto ciò non mi distrae dal “qui e ora”. Sono nel mio mondo, nella mia dimensione, nel mio limbo che mi protegge da qualsiasi paura o timore.
Stiamo vivendo un momento unico nella vita, ma ciò non ci spaventa.
Tutto è incredibilmente naturale.
Iniziano le spinte e arriva a casa nostra la seconda ostetrica: Paola.
Giorgia inizia a spingere in acqua, prima in ginocchio con la pancia rivolta verso il basso, poi stesa e appoggiata con la schiena al bordo della piscina.
Sta affrontando il dolore fisico più grande che la vita possa porle di fronte, ed io e le ostetriche tentiamo di incitarla e di motivarla nel miglior modo possibile.
Ci spostiamo nel divano per la seconda serie di spinte.
Proviamo diverse posizioni e dagli sguardi delle ostetriche comprendo che Libero sta iniziando a farsi notare.
Ci trasferiamo nuovamente, questa volta all’inizio della scalinata che porta alla nostra camera da letto.
Giorgia, in piedi, s’aggrappa al supporto della rampa di scale, mentre io mi posiziono di fronte a lei accovacciato sugli scalini.
Le tengo le mani, mentre lei urla e spinge verso il basso insieme a Libero, per gli ultimi sforzi di questo meraviglioso miracolo della natura.
Nella totale penombra, mentre la musica di sottofondo continua ad accompagnare questo momento, noto Paola e Rachele guardarsi ed affermare: “Nasce in questa posizione!”.
Afferro con ancora più forza i polsi e le mani di Giorgia.
Vorrei dirle che oramai ci siamo, che sono sicuro di ciò perchè l’ho sentito sussurrare dalle ostetriche e che non si deve preoccupare più di nulla, ma sto zitto perché so che lei è istintivamente già a conoscenza di tutto ciò.
Il momento più incredibile delle nostre vite sta per arrivare.

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Le spinte si fanno sempre più efficaci.
La testa di Libero inizia ad intravedersi.
Anzi no, ora è proprio uscita.
Manca l’ultima spinta, quella finale.
Giorgia, da vera guerriera, compie e avvera il miracolo stupendo della vita alle 12.57.
Libero è al mondo, accolto dalle braccia prima di Rachele e poi, dopo qualche secondo, da quelle della mamma.
Non piange, forse ancora non si rende conto di essere uscito dalla pancia della mamma.
Lo vedo anch’io, piccola creatura di 51 cm di lunghezza per 3.180 kg di puro amore.
L’emozione non può essere contenuta e le lacrime sono inevitabili.
Libero è nato, qui in casa, senza il trauma della recisione del cordone ombelicale dalla sua gemellina placenta.
Piange qualche minuto, probabilmente non sa dov’è capitato, non capisce, ha bisogno del suo tempo.
Poi l’odore della mamma e il suono delle nostre voci lo aiutano a tranquillizzarsi e a comprendere che in fondo, chi gli è vicino, siamo sempre noi, sempre coloro che ha sentito e già conosciuto durante i 9 mesi di vita dentro la pancia.
Siamo il babbo e la mamma e sa benissimo che di noi si può fidare e che, con noi, può stare tranquillo e al sicuro.
Si aggrappa al seno della mamma e stringe forte, con la sua minuscola manina, il mio mignolo.
Apriamo il divano letto, ci stendiamo, ci riposiamo e ti guardiamo con gli occhi lucidi mentre rimani attaccato alla mamma, vera e unica ancora fondamentale dei tuoi primi mesi di vita.

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Dopo 6 giorni il cordone ombelicale si staccherà definitivamente e Libero abbandonerà completamente il periodo di transizione dalla vita terrestre a quella uterina.
Ora sei qui tra noi, piccola creatura pura ed innocente.
Sei stata l’emozione più forte della mia e della nostra vita e faremo di tutto per concederti il meglio che questo mondo possa regalare.
Benvenuto sulla Terra Libero!

Manuel

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10 comments

  1. Avatar
    cristina 18 gennaio, 2016 at 21:25 Rispondi

    Bellissime parole per una venuta al mondo straordinaria. Libero lo è di nome e di fatto, e sono certa che, quando sarà più grande, sarà orgoglioso di essere il protagonista di questo emozionante racconto.
    Io non ho avuto la possibilità di far nascere il mio bambino a casa, come avrei desiderato… però ho avuto la grandissima fortuna di partorire in un ospedale (pubblico) all’avanguardia, con una filosofia meravigliosa, che tutela la femminilità e la prerogativa della donna di donare la vita, e le restituisce il suo potere di partorire in modo naturale, istintivo. Il parto resta un momento unico e magico, di un’intensità incredibile, condotto secondo i principi del parto senza violenza di Leboyer.
    Ci tenevo a scrivere queste parole perchè – per chi come me non ha potuto vivere questa esperienza tra le mura domestiche – mi sembrava importante sottolineare che esiste qualche eccellenza anche del tanto problematico mondo della sanità pubblica 🙂

  2. Avatar
    Lisa 7 febbraio, 2016 at 17:40 Rispondi

    Mi sono commossa! Posso sapere come contattare queste ostetriche? Io sono di Lugo do Ravenna e non trovo contatti per partorire in casa con lotus come vorrei! Grazie ?

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