BAMBINI ARRABBIATI? AIUTIAMOLI COSì…

Date
Dic, 07, 2015

Bambini arrabbiati, emozioni forti, reazioni isteriche? Tutto questo è normalità nella crescita di un bambino. Tuttavia, le tanto note sceneggiate a cui noi genitori dovremmo essere preparati (almeno in teoria), risultano non solo estenuanti per i bambini ma anche per mamma e papà che a volte si ritrovano incapaci di gestire quella che in fondo è una richiesta di aiuto. E questa difficoltà si manifesta soprattutto se si sta attraversando un periodo di stress o di particolare stanchezza… Ad arrivare all’esasperazione è un attimo e in men che non si dica la rabbia che sta letteralmente sovrastando nostro figlio investe con effetto domino i membri della famiglia. E nel girone ci finisce anche il malcapitato o la malcapitata che si trova per puro caso a passare nelle vicinanze.

Provo a spiegarmi meglio. Ti ricorda qualcosa una scena di questo tipo?

Bambino urlante, rotolante per terra e per giunta in strada. Genitore dopo vani tentativi cede al ruggito del leone che intimorirebbe anche l’incredibile Hulk. Bambino comincia a placarsi ma non del tutto. Ecco un Signor Passante che dopo aver assistito con certa curiosità al vivace quadro, pensa bene di intromettersi dispensando qualche perla o limitandosi – non so se è peggio – a osservare con sguardo sprezzante e con l’aria di chi saprebbe cosa fare. Un secondo ruggito sta per uscire dalle fauci, ehm… volevo dire, dalla bocca del Genitore, ma gli si strozza in gola. Ok. Situazione ristabilizzata. Procedono. No. L’avanzare del duo subisce un’ulteriore pausa. Una Cortese Signora sorride e tenta l’approccio. Il Bambino dagli occhietti ancora piangenti si ritrae ringhiandole. Cosa che ha imparato bene imitando il ruggito del Genitore. Il Genitore questa volta si lascia uscire un commento, anche un po’ acido, qualcosa del tipo: guardi, ci manca solo lei, non è il caso, scusi eh… La malcapitata si allontana risentita. Dai che forse si arriva a casa. Giunti a destinazione. Relax. Telefonata all’altro Genitore (che probabilmente è sul lavoro). Litigio. Uno dei due riattacca. I due Genitori appaiono perplessi sulle cause non palesate della discussione. Rimane un alone di mistero…. To be continued.

Ah… naturalmente ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale 😉

leonessa
Insomma, per quanto zen possiamo essere non sempre riusciamo a orientare nel verso migliore alcune situazioni… Non credo dobbiamo farcene una colpa. Del resto la bellezza di un essere umano risiede anche nell’imperfezione. E io sono convinta che sia una cosa buona che i nostri figli ci vedano per ciò che siamo, anche nei nostri limiti. Che ci vedano in trasparenza. Lo so che vorremmo essere infallibili ai loro occhi… Ma quante cose possiamo insegnare loro quando sbagliamo? Pensiamoci. Possiamo insegnare per esempio a chiedere scusa, perché per primi l’abbiamo chiesta noi. Questa è la forza dell’esempio che supera di gran lunga l’imposizione formale dell’ adesso chiedi scusa, ora dì grazie, saluta, manda un bacino…

Tutto ciò non significa che non possiamo modificare situazioni come quella narrata e imparare quindi a usare la rabbia a nostro favore. In questo modo evitiamo di farci travolgere da ciò che sentiamo, e come suggerisce Tich Nhat Hanh , nel momento in cui siamo in gradi di abbracciare quell’emozione permettiamo a noi stessi di lasciarla andare via. Ho letto questa utile pratica da insegnare ai bambini in uno dei suoi libri, Pratiche di consapevolezza, e mi è piaciuta sin da subito. Resto sempre affascinata dalla capacità di questo saggio uomo di saper unire e armonizzare concretezza a spiritualità. Trovo che quella di abbracciare la rabbia sia un’immagine estremamente bella da trasmettere a un bambino ma fondamentale anche per noi adulti. La rabbia che non va negata, che non va repressa, ma solo abbracciata e accolta. Abbracciare un’emozione forte significa che possiamo accettare quell’emozione, che non dobbiamo vergognarci di lei. E se impariamo ad accoglierla possiamo poi anche lasciare che vada via senza sforzo. Senza che generi quei terribili effetti a catena 😉

Come possiamo dunque gestire le emozioni forti e la rabbia dei bambini?

Vediamo cosa suggerisce Tich Nhat Hanh a riguardo:
…Ogni volta che un bambino prova un’emozione forte puoi tenerlo fra le braccia, oppure anche solo per mano, e invitarlo a praticare insieme a te. Condividi insieme al tuo bambino le tue doti di solidità: “prendimi per mano, respireremo insieme, va bene!” Respirate insieme molto a fondo; respirate insieme molto lentamente…. (cit. da Pratiche di Consapevolezza)

sassolini
Prendendo per mano il bambino o abbracciandolo, gli trasmettiamo la nostra consapevolezza del respiro; gli mostriamo come la pancia si espanda ogni volta che inspiriamo e come la pancia si riduca ogni volta che espiriamo. Gli trasmettiamo prima di tutto la nostra capacità di rimanere centrati, solidi, radicati. Gli insegniamo a gestire le tempeste emotive con la forza del respiro. E per i più grandicelli e per i bambini che si arrabbiano spesso Tich Nhat Hanh propone anche la pratica del sassolino: possiamo offrire al bambino un sassolino da portare con sé e che potrà tirare fuori ogni volta che si sentirà arrabbiato o agitato. Tenendolo in mano il bambino potrà respirare a fondo e ripetere:
Inspirando so che sono arrabbiato, espirando sto prendendomi cura della mia rabbia.
…Mentre il bambino respira e dice queste frasi forse continuerà a essere arrabbiato, ma sarà al sicuro perché sta abbracciando la propria rabbia come una madre abbraccia il proprio bambino che piange. Dopo averlo fatto per un po’. Sentirà che in lui la tempesta emotiva comincia a calmarsi e riuscirà a sorridere alla sua rabbia…
(cit. da Pratiche di Consapevolezza)

La trasmissione della consapevolezza del respiro e delle proprie emozioni è un dono importante che possiamo fare a un bambino e che potrà aiutarlo a gestire situazioni forti e destabilizzanti durante la crescita e poi nell’età adulta. Ma al tempo stesso è un dono che facciamo anche a noi stessi dato che non esiste trasmissione di un sapere senza che quel sapere non sia impresso in noi. Oltretutto, il respiro non costa nulla! E non dimentichiamoci che è un amico fidato, il miglior amico, quello che possiamo disturbare a qualsiasi ora del giorno e della notte. Lui ci verrà sempre in soccorso.

amicizia
Prima di lasciarti vorrei aggiungere ancora una cosa… Non è importante che non si ripetano più situazioni negative alla maniera del quadro dipinto in questo post. Penso che non sia impossibile evitarle, e come dicevo qualche riga fa l’imperfezione ha decisamente un suo perché nella nostra esistenza. Ma ciò che conta, almeno per come la vedo io, è permettere a un bambino di fare esperienza consapevole del respiro. Senza forzature, senza imposizioni naturalmente… Ricordandogli di tanto in tanto che il respiro può essergli d’aiuto e lasciare che sia lui a scegliere se fare di questo un amico fidato.
Piera @pilloledipì

NotOnlyMama

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6 Comments

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    Silvia Fanio

    7 Dicembre 2015

    Che modo dolce per contenere la rabbia!
    I nostri cuccioli sono spaventati, a volte dalla rabbia e non sanno come fare. Siamo noi adulti che li dobbiamo aiutare a dare un nome a questa emozione ed a gestirla!

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      Mammayoga

      8 Dicembre 2015

      Proprio così… Ci vuole una bella dose di consapevolezza per capire che la rabbia può spaventare un bambino, ma è un lavoro che ognuno di noi può provare a fare.. Infondo respirare è così semplice 🙂

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    Oltrechemamma

    8 Dicembre 2015

    Piera, sempre un dono i tuoi consigli sulla respirazione. Da domani, e dico davvero da domani, inizierò a far riflettere le mie pupe sulla propria di respirazione! Inizio con le tue”pillole” di oggi e ne attendo altre!

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      Mammayoga

      8 Dicembre 2015

      Fantastico cara, dai dai fammi sapere ?

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    chris

    8 Dicembre 2015

    Si, bellissimo articolo. Il problema che ho riscontrato è che sono la mamma e papa che devono dare l’esempio di autocontrollo…possiamo spiegare al nostro bambino l’esercizio del respiro ma se noi per primi tiriamo fuori la rabbia ‘malsana’ il bambino purtroppo reagirà nello stesso modo.

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      Mammayoga

      9 Dicembre 2015

      Proprio così! Per trasmettere una pratica di questo tipo é importante lavorare sul nostro approccio al respiro ogni giorno.. Allora sarà possibile passarla con sincerità penso

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