AIUTIAMO LA MISSIONE “CASA MADRE TERESA DI CALCUTTA”

Date
Nov, 20, 2015

“Women for ever, Moms for love!” Questo nostro motto esprime chiaramente la nostra essenza….siamo prima di tutto Donne, donne che amano la propria vita, donne che amano il proprio lavoro, donne che amano il proprio uomo e che diventano Mamme per amore di quel figlio che hanno sempre sognato. Poi ci sono DONNE Speciali come Daniela Salvaterra che sono diventate mamme per amore di una Missione. Daniela ora vive in Perù dove cura bambini e donne affetti da disabilità fisiche o mentali di diverso tipo e gravità. E’ “mamma” di 60 bambini e ragazze che gli sono stati affidati da famiglie che non potevano permettersi cure e riabilitazioni. Daniela, classe 1980, è una ragazza come noi che ha deciso di spogliarsi del superfluo per aiutare persone povere ed ammalate che necessitano di assistenza giorno e notte. E’ una persona straordinaria!!! Ci conosciamo da anni (siamo compaesane) e la sua Missione delicata e difficile mi ha sempre profondamente toccato nell’animo. Come NotOnlyMama vogliamo fare qualcosa di più dal limitarci a raccontare la sua storia, vogliamo AIUTARLA. Il countdown per la festività più importate dell’anno è iniziato, da oggi fino al 24 dicembre se volete potete effettuare un erogazione liberale all’IBAN IT 52 S 08024 35660 000004100311 intestato a “Daniela Salvaterra Missione Encanada” presso la Cassa Rurale Adamello Brenta di Tione di Trento con causale “Erogazione Liberale Progetto NotOnlyMama”. A gennaio Daniela ci aggiornerà sull’utilizzo delle nostre umili offerte.
Vi lascio al racconto di Daniela e…..AIUTIAMOLI A VIVERE
Roberta

Sono stata qui in Italia 2 mesi ed ora sono pronta per ritornare tra la “mia” gente.
La mia storia inizia 12 anni fa quando partii per la prima volta per il Perù mettendomi al servizio in una Parrocchia a 3000 mt sulle Ande, La Encanada, dove opera un sacerdote bresciano Padre Alessandro Facchini insieme ad altri volontari (ognuno responsabile di una particolare attività: chi segue l’oratorio, chi la scuola , chi la cooperativa o la scuola materna, chi i bambini orfani e chi, come me, si occupa del settore sanitario. Dopo aver lavorato in Italia diversi anni per le missioni, desideravo andare a conoscere questa realtà e mettermi al servizio con quel poco che sapevo fare (avevo terminato da poco la scuola infermieri). Mi scontrai con una realtà totalmente diversa da quella a cui siamo abituati, commuovermi davanti alla povertà di questa gente e provare rabbia per un sistema ingiusto. Rendermi conto di quanto avevessi ricevuto nella vita: una bella famiglia, una bella casa, la possibilità di studiare, di essere curata…tutte cose che per tanta gente non erano scontate…e non lo sono!!!
Incontrai una bambina di 12 anni , Blanca, che ha segnato profondamente la mia vita. Sono convinta che gli incontri nella vita non siano casuali!!!! Blanca è affetta da una forma molto aggressiva di artrite reumatoidea giovanile che in poco tempo l’ha condotta a non poter camminare e a non poter utilizzare le varie articolazioni. Erano 6 anni che aveva cominciato a manifestare i primi sintomi, ma in tutto quel tempo non era mai stata né vista da un medico né portata in ospedale né somministratale una terapia per il dolore. Questo, non per cattiveria dei genitori, quanto per la loro impossibilità di pagare le cure, dato che l’assistenza sanitaria è ancora in buona parte a pagamento e la sua, è una famiglia povera, campesina, che vive del lavoro della terra (come la maggioranza della gente). La trovai seduta al suolo, davanti alla sua casa di terra, avvolta in uno scialle, piangendo dal dolore. Mi commosse tanto… sentivo che dovevo fare qualcosa per lei…nell’immediato si decise di portarla in ospedale.
Passata però la fase acuta cominciai a chiedermi: ora la rimando nella sua casa, al freddo, all’umido, con i genitori che non sanno né leggere e nè scrivere (condizione piuttosto comune per la gente lì) riusciranno a gestire una terapia? Queste condizioni ambientali peggioreranno il dolore? E la riabilitazione, come garantirla? Inizia così a nascere in me il desiderio di dover accogliere Blanca nella vecchia casa parrocchiale. Andai dal padre e gli chiesi consiglio. Lui mi disse : “Se vuoi, fallo, io ti accompagno, però renditi conto che da quella porta non entrerà solo lei ma che arriveranno tante altre persone bisognose di cure.”

Daniela 1Daniela 2
Daniela 3Daniela 4
Il fidarmi e una sana incoscienza mi fecero dir di sì: non immaginavo cosa sarebbe nato!!
Nasce così la prima casa per gli ammalati nella vecchia casa parrocchiale: una casa di terra, come le loro, scomoda per gli ammalati ma che in poco tempo si riempì di gente bisognosa di un luogo dove potesse ricevere assistenza. Le prime persone che arrivarono erano affette da patologie croniche, come Blanca, o da malattie tumorali. Per le cure oncologiche bisogna viaggiare fino a Lima (14 ore di bus!), vi lascio immaginare il disagio nel dover fare un viaggio così lungo per persone già sofferenti per la malattia! Spesso si arriva troppo tardi nella diagnosi (lì non è presente quasi nessun tipo di prevenzione o diagnosi precoce) e quindi si provava qualche terapia ma poi, nella stragrande maggioranza dei casi, tornavamo a casa e cercavamo di accompagnarli negli ultimi giorni della vita.
La casa si riempì in fretta e così si decise di costruire una casa per loro, adatta alle loro esigenze, che è la casa Madre Teresa di Calcutta, dove vivo attualmente.
Dedicata a lei che è stata l’esempio di persona che ha saputo stare dalla parte dei poveri. Questa casa è stata costruita grazie all’aiuto di tante persone che si sono commosse, fidate e ci hanno aiutato a realizzare questo sogno per gli ultimi.
Attualmente ospitiamo 80 persone con disabilità fisiche o mentali di diversi tipi e gravità, da ritardi mentali lievi, sindrome di Down, a paralisi cerebrali gravi che portano il bambino ad essere completamente dipendente. 60 tra cui donne e bambini vivono nella casa Madre Teresa e 20, ragazzi e uomini, invece, sono ospitati nella casa San Giuseppe Cottolengo, una casa ancora in costruzione di cui ne è stata abilitata solo una piccola parte… è un prolungamento della mia casa!!! Con loro si cerca di fare le cose insieme e condividere i momenti belli e quelli brutti, le fatiche e le gioie: siamo un unica famiglia!
Le persone arrivano o dai servizi sociali, in stato di abbandono (nessuno viene a visitarli né chiede di loro!) altri provengono da famiglie povere che non riescono a seguire il proprio caro a domicilio, per la complessità dell’ assistenza o perchè sono obbligati a lasciarli in casa soli per dover lavorare. Spesso abbiamo incontrato bambini lasciati soli in casa con il rischio che convulsionino o cadano. Ricordo la piccola Yulisa (7 anni, un ritardo cognitivo moderato) che era stata trovata vivere con gli animali, mentre la nonna badava alle pecore!!! Le sue condizioni igieniche confermavano al provenienza: pidocchi, scabbia, parassiti intestinali e la nigua (un parassita caratteristico dei maiali)! Ci fu portata la vigilia di Natale: era Gesù bambino che bussava alla nostra casa!!! Da qualche mese Yulisa cammina da sola ha 11 anni e sa di avere un nome a cui risponde con un sorriso!!!
Come lei, tanti altri sono arrivati con storie di grandi sofferenze e abbandono alle spalle. Nonostante questo, la nostra casa è la più allegra della missione!!!

Daniela 5Daniela 6
I loro bisogni sono tanti: assistenziali, medici, riabilitativi ed educativi che si cerca di soddisfare al meglio facendo i conti con i limiti delle risorse disponibili. Ogni persona giunta alla nostra casa l’ha un po’ cambiata così che la casa è andata, poco a poco, modellandosi ai loro bisogni. All’inizio non avrei mai pensato di aver bisogno di maestre, invece ora vedo che sono presenze importanti nella casa soprattutto per cercare di insegnarli ad essere il più autonomi possibili. Il bisogno però più importante che hanno è quello affettivo: tutti hanno un gran bisogno di essere amati, di sentirsi voluti, desiderati in una famiglia, fargli sperimentare quell’amore che non hanno mai potuto provare. Questo è l’obbiettivo principale della casa; desidero che la nostra casa sia un ambiente famigliare, dove chi arriva si trovi accolto bene, come in una famiglia (anche sa questo non è sempre facile visto che accogliere vuol dire essere disposti a farsi scombussolare la vita!)
“Se vai in mezzo ai poveri ti devi abbassare, se li prendi sul serio loro ti daranno la direzione della vita” diceva Padre Giorgio (sacerdote morto quest’anno in Perù). Per me è così: è per una bambina che ho cominciato, per gli altri che sono arrivati, che si è fatto tutto questo e il futuro non lo so ma sarà ancora dietro a loro e ai loro bisogni.
Le necessità sono tante : medicine, esami, visite per gli ospiti della casa e per la gente povera che giunge a noi per chiedere aiuto, oltre che alle spese per portare avanti tutte le varie attività per garantire una vita più dignitosa a queste persone. A volte ho paura di non farcela… se comincio a calcolare, vedo che non ce la farò, poi però cerco di affidare tutto nelle mani della Provvidenza e confidare nella generosità di persone che desiderano aiutarci a continuare questa bella avventura.
Daniela Salvaterra

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Roberta Bomè

Roberta Bomè

Sono Roberta, vivo in Trentino assieme all’Uomo che in soli 14 mesi mi ha portata all’altare e le nostre due perle: Chiara e Andrea. Dopo un Erasmus in Galles mi sono laureata in Legge all’Università degli Studi di Brescia. Il mio scopo? Quello di farvi innamorare dell’ostico mondo del diritto.

1 Comment

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    Antonella

    25 Agosto 2016

    Buongiorno, sono una studentessa di infermieristica, a breve termineró gli studi e mi piacerebbe fare questa esperienza, andare in mezzo ai poveri.

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