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FERIE UN DIRITTO INVIOLABILE

Ferie un diritto inviolabile

Tempo d’estate, tempo di bilanci, di fatture e di chiusure.
Ma anche di mare, creme solari e abbronzatura, ed in un batter di ciglio, il piano ferie prende forma e vita concretamente, oltre che nella nostra mente.
Ma seppur su carta le tanto agognate ferie appaiono come diritto inviolabile, nella pratica può capitare che qualche datore faccia il furbo o che il collega, stimato e apprezzato per la sua longeva carriera, scelga i turni migliori, lasciando un (quasi) insignificante margine di scelta agli altri dipendenti.
Cerchiamo dunque di fare un po’ di chiarezza, partendo dai dati normativi.
Il principio di base che regola la fruizione del riposo settimanale e delle ferie annuali è sancito dalla Costituzione italiana all’articolo 36, comma 3.
Dalla lettura di esso, si evince sostanzialmente che le ferie retribuite annuali sono un diritto a cui nessun lavoratore può rinunciare (cosiddetta “monetizzazione delle ferie”, concessa soltanto in ristrettissimi casi).
La ratio (legis) di questa disposizione sta nel fatto che poiché il lavoratore subordinato rappresenta la “parte debole” del rapporto contrattuale, il costituente si è preoccupato di predisporre una serie di garanzie inderogabili a suo favore.
Questa norma costituzionale poi, così redatta semplicemente, necessita di ulteriori supporti normativi per l’attuazione concreta di questo principio che (a giusta ragione) piace tanto ai lavoratori.

Ferie un diritto inviolabile

Allora accorre in nostro aiuto l’articolo 2109 del codice civile che stabilisce la durata delle ferie in base ai contratti collettivi.
In media, le ferie retribuite ogni anno sono 26 giorni e vengono maturate dal lavoratore ogni mese anche in caso di assenza dal lavoro per gravidanza, malattia o infortunio, adempimenti presso seggi elettorali e congedo matrimoniale.
Al lavoratore spetta l’indicazione del periodo entro il quale fruire delle ferie, relativamente a quello indicato dal datore di lavoro.
Secondo il codice civile, quindi, la fruizione delle ferie è decisa dal datore di lavoro che deve tenere conto oltre che, alle esigenze dell’impresa, anche degli interessi dei dipendenti e nel farlo, deve necessariamente rispettare alcuni dei seguenti parametri:
– due settimane di ferie devono essere godute in maniera ininterrotta nel corso dell’anno;
– le altre due settimane possono essere fruite anche in maniera frazionata entro i 18 mesi dal termine dell’anno di maturazione.
Ne consegue che legalmente il datore di lavoro può imporre la fruizione delle ferie ai propri dipendenti solo qualora riesca a provare che questo è coerente con il buon funzionamento dell’azienda.
D’altronde, il diritto alle ferie ha lo scopo di permettere al lavoratore di soddisfare “esigenze psicologiche fondamentali del lavoratore, consentendo allo stesso di partecipare più
incisivamente alla vita familiare e sociale e tutelando il suo diritto alla salute, nell’interesse dello stesso datore”.
Perché, si sa, un lavoratore più riposato è anche più concentrato.
Leggermente diverso poi è il discorso per le donne, che dal lavoro casalingo e familiare non staccano mai. Nei giorni di ferie ci sono i campi estivi, le quotidiane prove del saggio di danza, i pianti per le punture di zanzara e gli “Esci dall’acqua” infruttuosamente ripetuti a iosa.
Ma questa è un’altra storia….
Avv. Francesca Andreoli

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