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IL MOBBING E LA TUTELA GIUDIZIARIA

Mobbing

Fa ormai parte della nostra quotidianità utilizzare parole inglesi per definire stati d’animo, qualifiche lavorative, tendenze culinarie, capi d’abbigliamento e, non per ultimo, comportamenti! Oggi voglio parlarvi di un comportamento che molte persone sono costrette a subire in contesti sociali quali lavoro, casa, scuola: il Mobbing.
Il mobbing è l’insieme di comportamenti che tendono a emarginare un soggetto dalla società di cui esso fa parte, attraverso violenza psico-fisica causando seri danni alla persona che lo subisce. Si parla di mobbing quando la condotta intimidatoria si protrae nel tempo, si compie quindi almeno una volta alla settimana per almeno sei mesi.
Come già anticipato, esistono 3 tipi di mobbing: familiare, scolastico e lavorativo.

Mobbing

Il mobbing familiare consiste in atti di violenza fisica, psicologica o verbale nei confronti del proprio partner che possono sfociare nella separazione o nel divorzio.

Il mobbing scolastico, da non confondersi con il bullismo, è inteso come un insieme di atti volti a denigrare, emarginare o umiliare pubblicamente un compagno di classe.

Il mobbing lavorativo, comunemente definito terrore psicologico sul luogo di lavoro, è quell’insieme di comportamenti che il datore di lavoro o i colleghi pongono in essere al fine di emarginare e/o allontanare un determinato lavoratore. Tale illegale e illegittimo comportamento può derivare da motivi di invidia, concorrenza o gelosia verso un proprio collega (mobbing orizzontale) o verso un proprio sottoposto (bossing).

Mobbing

Nel nostro ordinamento sono diverse le norme che permettono alle vittime di tutelarsi rispetto a fenomeni di mobbing:

– Tutela costituzionale
Nella Legge fondamentale dello Stato italiano, l’articolo 32 riconosce e tutela la salute come un diritto fondamentale dell’uomo e l’articolo 35 tutela il lavoro in tutte le sue forme e applicazioni.

– Tutela prevista dal codice civile e da leggi speciali
Da una delle fonti del diritto civile italiano, è possibile rinvenire due fondamentali norme in grado di aiutare le vittime di comportamenti mobbizzanti a trovare tutela rispetto alle lesioni subite.
L’articolo 2043 del codice civile, prevede l’obbligo di risarcimento in capo a chiunque cagioni ad altri un danno ingiusto con qualunque fatto doloso o colposo.
L’articolo 2087, invece, impone all’imprenditore di adottare tutte le misure idonee a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei lavoratori.
Con riferimento alle leggi speciali, una tutela contro comportamenti mobbizzanti può essere individuata sia nello Statuto dei lavoratori, sia nel Testo unico in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.

– Tutela prevista dalle norme del codice penale
Lo scorso ottobre è stata assegnata, alla commissione giustizia della Camera in sede referente, la proposta di legge che introduce il reato di mobbing e straining nel codice penale.
Nello specifico, la proposta di legge mira ad introdurre nel codice penale l’art. 582-bis (rubricato “Mobbing e straining”) in materia di molestia morale e violenza psicologica nell’attività lavorativa. In arrivo fino a 3 anni di carcere e 20.000 euro di multa.
Pur non esistendo, ancora, una specifica figura di reato di mobbing, in alcuni casi, può essere ricondotti al reato di lesioni personali disciplinato dall’articolo 590 del codice penale.

Da distinguersi dal mobbing è lo straining consistente in una singola condotta con effetto negativo sul luogo di lavoro. La vittima si trova in persistente inferiorità rispetto allo strainer (es. demansionamento). La pena prevista è da 3 mesi a due anni di reclusione e la multa da 3.000 a 15.000 euro.
Dott.ssa Roberta Bomè

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