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GIOCO MOTORIO E PSICOMOTORIO NELLA SCUOLA DELL’INFANZIA

Gioco motorio e psicomotorio

“I bambini prendono coscienza del proprio corpo, utilizzandolo fin dalla nascita come strumento di conoscenza di sé nel mondo.”

Questa frase l’ho voluta riportare dalle Indicazioni Nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia, per sottolineare un concetto del quale sono fortemente convinta: i bambini imparano attraverso il loro corpo.
E’ dunque questo il motivo che mi ha spinta ad approfondire questo argomento, per l’importanza che ha nella storia dello sviluppo umano: l’uomo è un essere psicomotorio dal momento del concepimento al momento della sua morte.

“Psicomotricità è mettere l’altro in situazione di apprendimento e di verifica, seguendo un progetto che lo coinvolga nel suo insieme, che lo stimoli a sperimentare, ad esplorare.”

Questa frase è stata pronunciata durante un corso d’aggiornamento al quale ho partecipato da una dottoressa, insegnante e terapista specializzata nei disturbi del linguaggio e dell’apprendimento; ho riportato questo pensiero perchè credo sia un ottimo spunto per iniziare a riflettere sul gioco motorio e psicomotorio: se l’essere umano è un individuo psicomotorio fin dalla nascita, come il gioco può influire sul suo sviluppo psicomotorio e cognitivo? Quanto può essere utile il gioco nella scuola dell’infanzia?

Gioco motorio e psicomotorio

Credo risulti facile per chiunque rispondere a queste domande: il gioco è il primo modo, il primo mezzo per entrare in relazione con l’adulto e col mondo circostante ed è anche lo strumento che utilizzano i bambini per entrare in relazione tra loro. Quindi il gioco è una componente FONDAMENTALE nella scuola dell’infanzia ed essa è uno dei primi luoghi sociali che incontrano molti bambini durante il loro percorso evolutivo poiché permette di conoscere, di esplorare, di vivere nuove esperienze con l’altro.
E’ attraverso il gioco che entra in relazione con l’altro e crea quella fiducia reciproca, che gli permette di contare sull’altro e quindi di relazionarsi in modo positivo.
Gli psicoterapeuti utilizzano diverse forme di gioco per le varie terapie a cui devono sottoporre i loro pazienti; questo perchè è stato provato che l’utilizzo del gioco è il metodo migliore per avvicinarsi all’altro intimamente, riuscendo a conoscerlo e poterlo, in questo modo, aiutare.
Quest’anno ho partecipato a vari corsi universitari e professionali riguardanti questa tematica e mi sono posta varie domande: “Come entro in relazione con i bambini? Come utilizzo il gioco per avvicinarmi e comprendere il bambino che mi trovo di fronte?”

Gioco motorio e psicomotorio

Spesso a scuola si gioca tradizionalmente e, forse, superficialmente con i bambini, ma mi domando come si possa giocare nel modo più corretto, e più corretto per loro intendo al fine di ascoltarli, per farli crescere nel rispetto dell’unicità di ogni individuo.
Credo sia fondamentale che i futuri insegnanti si concentrino sul gioco come soggetto principale, come strumento privilegiato da utilizzare nell’insegnamento, educando attraverso il gioco e non dettandone solamente le regole e ricoprendo solamente lo scarno ruolo di arbitro esterno. E’ importante “sfruttare” il gioco come via maestra che ci permetta di avvicinarci di più agli alunni che ci sono assegnati, in modo da raggiungere anche quello più pigro, quello che rimane più nell’ombra, quello più difficile da gestire perchè non ha ancora maturato il necessario autocontrollo che gli consenta di vivere serenamente con se stesso e col gruppo nel quale è inserito..
Inoltre, proprio da insegnante quale sono, aggiungerei: cerchiamo di accompagnare gli alunni/figli nella loro naturale evoluzione, sosteniamoli, condividiamo con loro le esperienze anche pratiche perchè apprendano direttamente gli strumenti più opportuni per la loro crescita per poi raggiungere un’adeguata autonomia con il normale percorso evolutivo e con l’apprendimento.
Questo è il passo fondamentale che l’insegnante/educatore credo debba compiere in ogni scuola o ambiente indipendentemente dall’età dei bambini: ci sarà un gioco adatto per ogni età, una tipologia adatta per ogni singolo, si tratta solo di credere e avere fiducia in questo strumento..
In che modo, allora, è così importante la psicomotricità?

Gioco motorio e psicomotorio

Ritengo che in essa sia racchiusa tutta l’essenza dell’essere umano, il quale nasce per muoversi, si muove per scoprire l’ambiente circostante, apprende e si adatta, impara e riporta; è nello sviluppo umano che regna la psicomotricità, non solo a livello di capacità motorie, ma anche nelle capacità senso-percettive, nelle capacità intellettive e in quelle affettive.
Si è visto come il linguaggio, attraverso la logopedia, possa migliorare maggiormente se affiancato da un gioco dinamico, da un gioco psicomotorio che permetta al bambino di muoversi in una dinamicità che segue quel ritmo naturale che è insito nella crescita dell’essere umano.
Perchè, infine, occuparsi così tanto di psicomotricità, data la sua naturalezza nell’essere umano e il suo livello così ancestrale di inserimento nel nostro DNA?
Perchè essa si collega perfettamente a quello che è il gioco nella scuola dell’infanzia. Il gioco in questa età è fondamentale perchè permette al bambino di comunicare, di raccontarsi e di raccontare ad altri le emozioni che prova, le esperienze, confrontandosi con il mondo che lo circonda. Crescendo decentra mano a mano il suo pensiero, iniziando a considerare anche l’altro come figura pensante al di fuori di sè.
Il bambino attraverso il gioco definisce la propria personalità e ciò non avviene stando fermo, ma questo meccanismo si attiva all’interno di un movimento psicomotorio.
Maestra Sara

Credit photos: babyology.com, brooksbhcnv.com e myktis.com

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1 commento

  1. Silvia 9 gennaio, 2018 at 14:28 Rispondi

    Sono perfettamente d’accordo, e ho la fortuna che nella scuola dell’infanzia di mio figlio la psicomotricità è stata presa come progetto di plesso e quindi la praticano regolarmente dai 3 anni e devo dire che si è vista la sua utilità!
    Le insegnanti poi sono molto felici di riuscire a instaurare un rapporto speciale con i loro bimbi e essere in grado di capirli meglio.
    Esperienza più che positiva.

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